Fate spazio, torna l’arte pubblica

Dopo il lock-down e l’on line, l’arte reclama i luoghi urbani. A Bologna il festival di street art poster di Cheap. A Milano e Reggio Emilia fotografie d’autore al posto dei cartelloni pubblicitari. E sul sito del Mibact 200 opere da scoprire en plein air.

I musei ora sono on air

L’arte contemporanea non si arrende al Corona virus, dal Moma alla Tate, al Madre di Napoli, al Maxxi, alla Fondazione Arti visive di Modena
il mantra #iorestoacasa ha generato proposte on line: dalla didattica, ai talk, ad opere website-specific create appositamente in quarantena, agli home movies cui ispirarsi. Tutto in attesa di capire cosa accadrà dopo.

L’architettura ci salverà, chiamata alle armi alla Biennale

Non sappiamo se l’architettura ci salverà, certo dal 28 maggio la 17a Mostra Internazionale a Venezia porrà domande fondamentali circa la coesistenza degli esseri viventi sul pianeta. Un appello rivolto a tutte le discipline.
E intanto è andata in onda streaming, e non dal vivo, la presentazione del presidente Paolo Baratta e del curatore Hashim Sakis, tanta speranza ma un po’ di malinconia.

Arte Fiera 2020 riaccende Bologna

Il direttore Menegoi punta su grandi galleristi e collezionisti per portare la kermesse e il mercato italiano a livello internazionale. Una tendenza attuale: “La pittura è di nuovo sotto i riflettori”. Nasce un trust per sostenere l’arte contemporanea italiana e i giovani. E intanto la città vive giorni di intensa creatività, da Romeo Castellucci al Dumbo alla mostra sulle divise da lavoro al Mast

Keine Papiere, l’arte clandestina che racconta i profughi

Il Collettivo FX ha realizzato una mostra fotografica sulle proprie opere di street art durante il Festival Filosofia e fino a febbraio alla Biblioteca Poletti di Modena.
Al centro le storie di migranti, profughi e rifugiati. Le opere clandestine sui “sans papier” di questo gruppo di artisti viaggiano dipinte sui vagoni merci in tutta Europa

Biennale Arte Venezia, un’edizione all’insegna dell’incertezza

Al Padiglione Lituania è andato il Leone d’Oro di questa 58. Biennale di Venezia grazie all’opera-performance“Sun & Sea (Marina)”, realizzata dalle tre artiste lituane Rugilė BarzdžiukaitVaiva Grainyt Lina Lapelytė e curata da Lucia Pietroiusti. Una spiaggia artificiale – “ con 35 tonnellate di sabbia dalla Lituania!” con tanti performer-bagnanti, che impersonano gente comune al mare, mentre parla di cose banali, canta, sotto gli ombrellon su cui sono adagiati teli da mare, gonfiabili, secchielli, formine di plastica, libri, riviste, box per spuntini, ipad, ecc.

Nell’istallazione lituana ci sono tutto lo spirito e la mission dell’Esposizione Internazionale d’Arte, aperta al pubblico dall’11 maggio. Il Leone d’oro alla carriera è andato invece allo scultore, poeta, saggista Jimmie Durham (1940), nativo americano, attivista per i diritti delle comunità indigine al fianco dell’American Indian Movement.

Il curatore della Biennale, Ralf Rugoff, direttore della Hayward Gallery (dal 2006) ma anche responsabile di eventi come la Biennale di Lione (2015), ha selezionato per la nuova edizione  solo artisti viventi. Una scelta che, come ha sottolineato lo stesso Rugoff:”ha inteso assicurare una discussione vivace e attiva sull’arte contemporanea chiamata a rispondere al tema: «Possa tu vivere in tempi interessanti» che è anche il titolo generale della rassegna“. Viene da un antico detto cinese che si riferisce a periodi di incertezza, crisi e disordini, “tempi interessanti” appunto, come quelli che stiamo vivendo. Un invito che si traduce quindi in opere prevedibilmente imprevedibili che riflettono sugli aspetti precari della nostra esistenza attuale, fra cui le tragedie dei migranti, le nuove ineguaglianze, il cambiamento climatico, il razzismo, la violenza dei regimi e le fake news.

Cosa c’è da vedere dunque? Intitolata Né altra Né questa, la mostra che anima gli spazi del Padiglione Italia è un labirinto punteggiato dalle opere di Enrico David, Liliana Moro e Chiara Fumai (scomparsa nel 2017). A curare il labirinto è Milovan Farronato. Un’offerta quanto mai ampia: da Martin Puryear che mette in scena il tema della libertà a Dominique Gonzalez-Foerster con il suo diorama che simula Marte, da Teresa Margolles, che ha ricostruito al Padiglione centrale un muro proveniente da Ciudád Juarez, per denunciare le vittime del narcotraffico fino alla fotografa Mari Katayamathe, giovane artista giapponese nata con una malformazione congenita alle gambe, che ha fatto di sé stessa una scultura. Ma ci sono anche le opere di Tomás Saraceno, Augustas Serapinas, Avery Singer, Slavs and Tatarsr, Hito Steyerl e molti altri. La Biennale sarà aperta al pubblico fino al 24 novembre Leggi di più a proposito di Biennale Arte Venezia, un’edizione all’insegna dell’incertezza