Manifesti d’arte a Bologna: rivendica la tua libertà

Trecento poster per le strade della città emiliana in risposta alla chiamata del collettivo di public art CHEAP a reclamare diritti individuali e diritto alla città. Le costrizioni del lock-down hanno reso il tema ancora più sentito e attuale. "Chiedi miracoli!"

 

Fotografie (c) Michele Lapini – Courtesy CHEAP

Manifesti d’arte per le vie di Bologna: rivendica la tua libertà.  Reclaim, reclama, dopo il lock-down e i decreti d’emergenza, la contrazione del diritto. “Rivendica il tuo corpo, il tuo futuro, la tua dannata casa”. “Rivendica miracoli”. Grida che appaiono su  300 poster nelle bacheche pubbliche per le strade di Bologna. Grida come gridi, grida come antichi avvisi per il popolo. Sono l’esito della Call To Artist lanciata prima della pandemia da CHEAP, collettivo e progetto di public art attivo in città. Hanno risposto, durante il lock-down, oltre seicento tra artisti, grafici, creativi, scuole, associazioni, agenzie di comunicazione. I manifesti selezionati rivendicano autodeterminazione dei corpi e dei desideri, in  uno sguardo  al futuro post-pandemico. Toni simili, diversi, anche opposti, per ricostruire una narrazione collettiva. Resteranno esposti per un mese.

Diritto alla città e diritti individuali

Era fine dicembre 2019 quando, per le strade di Bologna, cominciavano ad apparire negli domande preveggenti, che preludevano alla Call for Artist di CHEAP del 2020. Una serie di poster interrogavano chiunque attraversasse lo spazio pubblico sulle libertà individuali nella società contemporanea. “A chi appartiene il tuo tempo?” “Chi decide del tuo corpo?” “Hai diritto alla tua città, cosa fai dei tuoi privilegi?” “Torni mai a casa sola di di notte?”

A metà gennaio del 2020, arrivava nelle strade anche un’esortazione: Reclaim. Una rivendicazione che tornava sul tema del corpo, del tempo, del diritto alla città, all’autodeterminazione.  “Rivendicare qualcosa che ti è stato tolto. Precluso. Qualcosa che è tuo. Sulla base Di un diritto. O di un desiderio”.

Il virus ha dato corpo alla mancanza di libertà

Nessuno immaginava, a gennaio, quanto profetica fosse quella intuizione.  Con il lock-down a marzo ciò che ci sarebbe stato precluso avrebbe subito un’espansione esponenziale, di pari passo con la diffusione del virus.  Il virus, e i provvedimenti conseguiti, la necessità di distanziamento, la costrizione tra le mura, hanno dato forma concreta, esasperata, personale, collettiva, politica, a un limite che già si viveva.

“La pandemia si è rivelata un reality check in grado di ridisegnare prospettive che solo a gennaio sembravano frutto di un esercizio distopico”  scrive CHEAP.  “Se da una parte la crisi crea delle accelerazioni, dall’altra ha la capacità di espandere dei macrotemi: fa esplodere questioni come quelle del corpo, del tempo, del privilegio e dello spazio pubblico in relazione allo stravolgimento che stiamo vivendo e che abbiamo già vissuto. Il corpo che si confronta e convive col virus, il tempo della quarantena, il privilegio nell’emergenza, la preclusione della città e della partecipazione alla vita civile.”

“Reclaim Miracle”

La Call for Artist ha richiamato un melting pot di sguardi internazionali. Hanno risposto da 38 paesi ben 696 artiste e artisti, di cui 279 selezionati: manifesti d’arte per rivendicare la libertà e i diritti dai muri di Bologna. Poster realizzati non solo da street artist ma anche da chi si occupa di grafica, illustrazione, collage, letterpress, fotografia, comunicazione visiva. Lo si vede anche dal lungo elenco di partecipanti che permette di individuarli sulle bacheche di Bologna. Tutte le opere sono state stampate in copia unica, 70 x 100, in bianco e nero, facendo di varie strade della città, nei cartelloni e bacheche per affissioni, una galleria d’arte a tema.  Il claim è la declinazione del Reclaim. Reclaim your nature, Reclaim your power, Reclaim your future, Reclaim you Youth e persino  Reclaim Miracle. Diversi autori e diverse autrici hanno percorso i temi dell’autodeterminazione e del femminismo, cari a CHEAP, proposti anche nella recente installazione “La lotta è fica”, con annessa inutile polemica politica.

“Un discorso pubblico per le strade”

Un’ibridazione dei linguaggi e un abbattimento di frontiere geografiche che avviene nel formato del manifesto, su carta, in bianco e nero. E’ dal 2013 che CHEAP lancia  call for artist a partire da un tema, una suggestione capace di comprendere dimensione individuale e collettiva, pubblico e privato, ricevendo in risposta a questa call, migliaia di poster ogni anno. “Crediamo sia importante tornare nelle strade della città per riprendere un discorso pubblico che è stato interrotto: il nostro ruolo è quello di creare lo spazio perché questo avvenga, stimolare una riflessione collettiva per immagini e facilitarne la fruizione”.

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 fotografie (c) Michele Lapini, courtesy CHEAP

Autore dell'articolo: Luisa Gabbi