Finita la Fiera ma continua l’Arte a Bologna

Artefiera chiude con visitatori in crescita. Alla Fondazione Mast, al MamBo e al Museo civico Medievale le mostre continuano. Pubblico anche per la fiera indipendente Booming allo spazio DumBo, scommessa aperta per il futuro di Set Up in Autostazione.

Se Arte Fiera ha chiuso i battenti e celebra un 5 per cento in più di visitatori, restano aperte a Bologna mostre ed installazioni che hanno debuttato nei giorni di Art City Bologna 2020. Il programma promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con BolognaFiere in occasione di Arte Fiera ha infatti contribuito in molti casi a lanciare le prime mostre dell’anno, per esempio alla Fondazione Mast, al MamBo e al Museo civico Medievale.

Booming al DumBo

Durante i giorni di ArteFiera si sono conquistate interesse anche una fiera alternativa e una mostra indipendente, collegate all’originaria fiera indipendente Set Up.

Prima edizione, con proprio biglietto e pubblico, per  BOOMing Contemporary Art Show. diretta da Simona Gavioli, ha trovato sede allo spazio molto interessante DumBO, “rigenerazione creativa condivisa”, dove peraltro si sono tenute le performance, sempre esaurite, di Romeo Castellucci “La vita nuova”.

Booming ha scelto di articolarsi in due sezioni, main section e solo show, dedicate rispettivamente  due “emergenze”: ambiente, parola chiave Climax, e  femminismi, sottotitolo donne troppo poco rappresentate nel mondo dell’arte.

Terminata la prima edizione, la seconda potrà ambire ad una maggiore omogeneità verso i migliori galleristi presenti. Tra questi Zeit Gallery di Lucca il cui solo show della giovane artista umbra, Alessandra Baldoni, ha vinto il premio Tiziano Campolmi con l’opera Atlas 15, in coerenza con l’emergenza femminismi. Dittici fotografici, pensati e creati in posa per richiamare la presenza di storie e di sottotesti turbati.

Continuando con alcune tra le presenze migliori, tra le trenta gallerie presenti, ricordiamo Gasparelli Arte Contemporanea con le misteriose opere a china della francese MadMeg, quindi D406 Arte Contemporanea con Erica il Cane e Stefano Ricci, e con una elegante grande carta in bianco e nero di Daniele Galliano. Vicolo Folletto conferma l’interesse per la street art attivista con le opere di sei artisti con codici differenti, tra questi le opere di Collettivo Fx dedicate alle migrazioni, Edward Nightingale e Moses and Taps. L’arte di strada è presente anche con NemO’s da Magazzeno Art Gallery.

SetUp, mostra in Autostazione

Scommessa aperta per SetUp che, dopo sette edizioni come fiera indipendente, cinque delle quali dirette dal duo Zannoni-Gavioli, quest’anno si è presentata come una mostra diretta da Alice Zannoni nello spazio urbano molto efficace degli ex uffici della Questura al primo piano dell’Autostazione. Un’impresa ardua, però, questa ripresa.

 

“Sono ancora qua. SetUp to be continued” è stata allestita con 30 opere frutto di donazione di artisti  e collezionisti che “con un gesto di generosità e riconoscenza vogliono contribuire alla rinascita della fiera”. Si rimanda al prossimo anno, contando di poter rivedere  questa esperienza di nuovo in piedi.

Tracce contemporanee e medievali

E veniamo all’arte contemporanea che continua.

Inaugurata il 23 gennaio nell’ambito di Art City 2020 Bologna, continua fino al 22 marzo, al Museo Civico Medievale, Traces, con opere  di  Ibrahim Ahmed, Evgeny Antufiev, Silvia Camporesi, Kaarina Kaikkonen Giovanni Kronenberg, Beatrice Pediconi, Nazzarena Poli Maramotti a cura di Marina Dacci.

Arte contemporanea o classica? La tela di Evgeny Antufiev sfida un Bonifacio VIII del 1300 di Manno Bandini da Siena (c) Ums


La mostra presenta una selezione di opere di sette artisti del nostro tempo che inscrivono nella loro ricerca l’idea di traccia. Nel lavoro di questi artisti le tracce originano dalla ricerca, ma anche da esperienze che si innestano nella cronaca quotidiana. Le opere degli artisti invitati si meticciano con le collezioni e i frammenti storici, con un approccio basato sull’assonanza o sullo scarto visivo, sfidando la fissità della storia. Nel mettere in luce un museo storico con una collezione notevole, le opere di arte contemporanea si trasformano per osmosi in opere antiche e viceversa, a volte lasciando nel dubbio il visitatore. “Il mistero pervade in potenza ogni oggetto, ogni materiale, ogni reperto e può e dovrebbe condizionare il nostro sguardo sul mondo e su noi stessi”  osserva la Dacci.

Uniformi e no al Mast

Uniformi al lavoro e fuori, Uniform into the work/out of the work, è il nuovo progetto espositivo della Fondazione MAST curato da Urs Stahel e dedicato alle uniformi da lavoro, che attraverso oltre 600 scatti di grandi fotografi internazionali mostra le molteplici tipologie di abbigliamento indossate dai lavoratori in contesti storici, sociali e professionali diversi. Nate per distinguere chi le indossa, le uniformi da un lato mostrano l’appartenenza a una categoria, a un ordinamento o a un corpo, senza distinzioni di classe e di censo, dall’altro possono evidenziare una separazione dalla collettività. Le parole italiane “uniforme” e “divisa” evocano, allo stesso tempo, inclusione ed esclusione.

L’esposizione comprende una mostra collettiva sulle divise da lavoro nelle immagini di 44 fotografi e un’esposizione monografica di Walead Beshty, che raccoglie centinaia di ritratti di addetti ai lavori del mondo dell’arte incontrati dall’artista nel corso della sua carriera, per i quali l’abbigliamento professionale, estremamente differenziato e individualistico, rispetta una sorta di tacito codice dell’anti-uniforme.

Collettiva Again al MamBo

AGAINandAGAINandAGAINand è la mostra collettiva che ha aperto la stagione espositiva 2020 del MAMbo e pone il tema del loop, della ciclicità e ripetizione della nostra epoca. La Sala delle Ciminiere  è trasfigurata dalla presenza dei lavori di sette tra i più noti artisti contemporanei: Ed AtkinsLuca FrancesconiApostolos GeorgiouRagnar KjartanssonSusan PhilipszCally SpoonerApichatpong Weerasethakul. La mostra, a cura di Lorenzo Balbi con l’assistenza curatoriale di Sabrina Samorì, rimarrà aperta al pubblico dal 23 gennaio al 3 maggio 2020 ed è uno dei main project di Art City Bologna 2020.

Personale di Muntadas

Villa delle Rose prosegue l’attività di valorizzazione di artisti attivi nella scena internazionale proponendo, dal 18 gennaio al 22 marzo 2020, la prima personale in un’istituzione museale italiana di Antoni Muntadas (Barcellona 1942), dal titolo Muntadas. Interconnessioni, a cura di Cecilia Guida e Lorenzo Balbi. Promossa da Istituzione Bologna Musei | MAMbo, in collaborazione con Artium, Centro-Museo Vasco de Arte Contemporáneo di Vitoria-Gasteiz, Álava, con la partnership della Fondazione Federico Zeri e il patrocinio del Dipartimento delle Arti dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, la mostra segue sul piano temporale la personale allestita nel museo basco d’arte contemporanea dal 4 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020. L’allestimento di Bologna è stato pensato appositamente per la dimensione “domestica” della settecentesca Villa delle Rose, dando vita a un percorso che favorisce un rapporto intimo con il visitatore, a partire dall’avvertenza che lo accoglie all’entrata “Attenzione: la percezione richiede partecipazione”.

E non finisce qui. Molte altre mostre inaugurate durante ArteFiera con ArtCity sono tuttora visitabili e  con calma. Come Sissi. Vestimenti a cura di Antonio Grulli a Palazzo Bentivoglio, così come continua Le realtà ordinarie, collettiva di Davide Ferri, al Salone Banca di Bologna di Palazzo De’ Toschi.  Basta spulciare l’elenco completo e mettersi in movimento.

Fotoservizio (c) Ums,

Foto Mast di Paola Agosti e André Gelpke

Autore dell'articolo: Luisa Gabbi