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Fate spazio, torna l’arte pubblica

Luisa Gabbi by Luisa Gabbi
29 Giugno 2020
in Arte e Cultura
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Fate spazio, torna l’arte pubblica

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Tutti ora vogliono lo spazio pubblico, lo spazio aperto nella città, al riparo da pericoli di contagio. Ma chi può rivendicare un diritto sullo spazio pubblico, inteso come lo spazio di tutti, è l’arte. “Arte pubblica” viene definita quella forma di arte urbana che non solo appare come una statua da ammirare, o da abbattere, ma come un’opera che esce dal consueto posto assegnato, per interrogare e interagire. Un’opera che assume un valore civico senza essere pedagogico, che si misura e si confronta con lo spazio collettivo e la vita pubblica.

Spazio Libero - installazioni a Reggio Emilia. Fotografate da Ums
Spazio Libero – qui  e in apertura installazioni a Reggio Emilia. Fotografate da Ums

 

Non manifesti ma opere 

Al di là di musei che riaprono, finalmente, e iniziative che riprendono, anche mantenendo attività online che consentono di allargare il proprio pubblico, c’è chi ha iniziato, proprio verso la fine del lock-down, a riconquistare uno spazio fisico pubblico. Chi prima arriva, meglio alloggia. Quasi come aprendo grandi occhi della città su se stessa, sia Reggio Emilia sia a Milano, l’arte si è trasferita sugli spazi assegnati ai cartelloni pubblicitari e spesso rimasti vuoti o dimenticati nel periodo della clausura. A Bologna entro luglio appariranno gli oltre duecento manifesti artistici selezionati dal collettivo Cheap per il festival 2020.

Un festival dei poster d’arte pubblica

Veterane dell’arte pubblica affissa sono le artiste del collettivo Cheap a cui il Comune di Bologna ha affidato dal 2013 spazi pubblici di affissione, come vero e proprio circuito d’arte e impegno, con particolare accento sulle rivendicazioni femministe.

Cheap sta ora lavorando al Festival 2020. Organizzato durante il lock-down con una call rivolta non solo a street artist ma anche a chi si occupa di grafica, fotografia, illustrazione ed arte visiva, il festival si è dato un titolo più che mai pertinente “Reclaim”. “Rivendicare qualcosa che ti è stato tolto. Oggi vi chiediamo a che cosa pensate di avere diritto, che cosa pensate vi sia stato negato”. Quindi “domandarvi chi decide dei vostri corpi, a chi credete appartenga il vostro tempo, esplorare i confini della vostra cittadinanza”. E ancora sondare il diritto alla città, un diritto di appartenenza, se la città è un rifugio e per chi. “Protestate, contestate, reclamate un diritto. Affermate, chiedete per avere, attribuitevi la responsabilità di un cambiamento. Opponetevi, ridefinite e tornatead essere partecipi”. Rivendicate il vostro poster, la vostra parola.

Un percorso attorno alla città

A Reggio Emilia, dove Fotografia Europea ha annullato le date di aprile, il Comune ha realizzato il progetto “Spazio Libero” a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, curatori di Giovane Fotografia Italiana, condividendo idee e pensieri notturni con Simone Ferrarini. “Undici visioni in undici luoghi. Un percorso lento da scoprire a piedi o in bicicletta per riconoscerci e ripensare un mondo nuovamente abitabile”. I vecchi spazi comunali per le affissioni, in quel momento non utilizzati (anche ora in parte) sono stati trasformati in veri e propri display espositivi. I viali ciclabili ad esagono attorno al centro storico hanno consentito di dare vita a una mostra a cielo aperto, bramosa di guardare i primi coraggiosi che uscivano di casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

I progetti di Domenico Camarda, Emanuele Camerini, Marina Caneve, Tomaso Clavarino, Lorenza Demata, Irene Fenara, Luca Marianaccio, Luca Massaro, Iacopo Pasqui, Vaste Programme (Leonardo Magrelli, Alessandro Tini e Giulia Vigna) e Martina Zanin hanno messo al centro le dinamiche relazionali di questi ultimi mesi, l’attesa, la lontananza dalla persone care, la perdita ma anche la speranza per un futuro. “Le immagini fotografiche assumono una nuova vita nello spazio esterno, una metamorfosi, un dialogo con i nuovi luoghi, ricordandoci che fotografare il mondo è anche un modo per capirlo – affermano i curatori –  L’arte si riappropria così dello spazio pubblico, dimensione essenziale alla condizione umana, luogo della pluralità che sorge dall’agire insieme, dal condividere parole e azioni. La cultura riprende la sua dimensione sociale, di fruizione e condivisione collettiva delle idee, per generare nuovi immaginari e sciogliere visioni interiori”.

 

Corpi come meteore a Milano

Corpi inquieti, elettrici, scomposti e come racchiusi nelle cornici degli spazi pubblicitari di 6 metri per 3 e nello stesso tempo sospesi, come meteore in caduta libera. E’ stata “Action Reaction. Billboard Project”,l’installazione del fotografo Alessio Bolzoni, andata in scena nei luoghi di Milano tra i più rappresentativi, da viale Forlanini a Corso Lodi, da Piazzale Aquileia a via Carlo Farini.

 

Il progetto di Alessio Bolzoni – immagine dal suo profilo instagram

Fotografo internazionale, Alessio Bolzoni, 39 anni, vive e lavora a Londra, ma ha deciso di trascorrere la quarantena a Milano. Al termine del lock-down, passeggiando nelle strade della città appena restituite alla libera circolazione, Bolzoni ha avvertito l’esigenza di un gesto, una “corrispondenza con le persone”, che, incerte, sarebbero riapparse per strada. E così è nato il suo progetto di arte pubblica curato da Teresa Macrì. Una sorta di dedica a Milano in questo momento storico.

Per dieci giorni, fino al 21 giugno scorso, 26 cartelloni pubblicitari di grande formato, rintracciabili su una mappa dedicata hanno accolto 26 differenti fotografie site-specific di Bolzoni.  Sfondi bianchi e senza ombre,immagini minimaliste, contorsioni che paiono cadute. “Un corpo immaginario che si fonde con il corpo della città e che ne afferra e ne mastica il sentimento reattivo” si legge nella presentazione. Per la prima volta Alessio Bolzoni ha dato questa dimensione di arte pubblica alla sua opera di ricerca sul corpo umano nella convinzione che “lo spazio dell’arte debba convertirsi e contestualizzarsi alla realtà che la contiene”.

 

I Luoghi del contemporaneo

Nell’attesa della conquista di nuovi spazi pubblici per l’arte, giova infine segnalare che il Mibact ha avviato da tempo una mappatura e piattaforma on line dei  Luoghi del Contemporaneo. Un progetto promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea che, partendo con 200 siti, traccia una strada da percorrrere. Oltre ai musei, le fondazioni, le collezioni si può identificare un primo gruppo di opere d’arte negli spazi pubblici e urbani, come il dito di Cattelan davanti alla Borsa di Milano, le stazioni della Metro 1 di Napoli. La piattaforma Luoghi del Contemporaneo “ha il carattere di una ricognizione in progress sul campo che vuole contribuire a monitorare la scena dell’arte contemporanea in Italia. Sarà  implementata o modificata con il variare dello scenario attuale” garantisce il Mibact. E quindi solo un inizio, pronto ad accogliere le evoluzioni dell’arte pubblica in Italia.

 

 

Le installazioni artistiche di Spazio Libero sono fotografate da (c) Ums

Le immagini del progetto di Bolzoni sono tratte dal suo profilo Instagram @alessiobolzoni

Tags: Alessio BolzoniArte Contemporaneaarte pubblicaarte urbanaBillboard ProjectBolognaCheapcovidfemministefestivalfotografialockdownLuoghi del contemporaneoMibactMilanoposterReggio EmiliaStreet art
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