Una Ornella “Senza Fine”

Venezia78 - Più un film che un documentario, dove la diva italiana si interpreta con una buona dose di ironìa guidata dalla regista Elisa Fuksas

C’è l’aria di un “Youth” dal vero, ma assai più allegro, nel film diretto da Elisa Fuksas “Senza Fine” presentato alle Giornate degli Autori al Festival di Venezia, protagonista, nei panni di sé stessa, Ornella Vanoni.  Scorrono nel suo racconto decantato gli 86 anni di vita intensa di questa “icona di libertà”, amori, successi, felicità e infelicità. Si esce dalla sala appagati, cantando “Eternità, spalanca le tue braccia…”. “Senza Fine”, come le “grandi mani” di Ornella a cui Gino Paoli dedicò l‘omonima canzone, è film, più che un documentario, in cui la diva italiana non è semplicemente sé stessa, ma si interpreta con ironia, virtù di cui è ben attrezzata.

Un hotel di classe, alquanto fané, ospita le fatiche della troupe guidata dalla regista che diventa coprotagonista del film. Ed è proprio il “backstage” che alberga alcuni dei momenti più efficaci di un racconto, in cui si tocca comunque e sempre il sapore della verità. “Cosa ti manca?” “La tenerezza. E ci ho rinunciato io a 62 anni …”.

Fin da subito, Ornella appare più sfaccettata rispetto a quella che abbiamo conosciuto dagli schermi tv. “Ornella Vanoni è diversa da come sembra, o da come viene vista” scrive Aldo Cazzullo sul Corriere nella bellissima intervista che le ha dedicato a pochi giorni dall’uscita del film. “Quella che a qualcuno appare leggerezza, ai limiti della svampitezza, in realtà è ironia. – afferma –  È una donna colta, molto attenta a scegliere le parole, a soppesare i ricordi”. In “Senza Fine”, dove interpreta sé stessa, vediamo questa mitica interprete e artista come una donna che sfoggia la propria età e la propria vita con padronanza e gratitudine.

L’atmosfera dell’albergo vuoto è sospesa e senza tempo. Ornella vi si muove, nella sua calma eleganza, mentre il  barboncino nero, Ondina, le saltella o nuota intorno.

La guerra, l’adolescenza da educanda, i collegi all’estero, il dopoguerra entusiasmante a Milano, l’incontro con la recitazione al Piccolo e poi con Strehler, con un ruolo quasi liberatorio, che la lanciò nel canto con le canzoni della “mala”. Tutto in poche frasi, didascaliche, ficcanti. “Strehler aveva perso la testa per me”.

E ancora l’intelligenza di GaberJannacci, in una stagione di impegno e di arte come poche altre; la complicità con Gino Paoli, l’intesa con Vinicius de Moraes; e poi i “duetti” in chiacchiere con Vinicio Capossela, con Samuele Bersani e quello splendido, in musica, con Paolo Fresu. Molti momenti divertenti, alcuni esilaranti, altri teneri, la malinconia delle cose belle che passano c’è ma è qualcosa che riguarda la vita.

Tra le fatiche più grandi la depressione e il dolore arrecato al figlio Cristiano da madre necessariamente assente, un rapporto ricostruito solo negli anni.

Oltre la maschera della vecchiaia, oltre lo scherzo buffo, appare la grande che c’è in Ornella. I filmati vintage, “Eternità”, “Senza Fine” ci riportano in primo piano la sua bravura, oltre che la sua bellezza. E con il suo ultimo cd di inediti è stata  a 86 anni prima in classifica.

Tra ombre della sua immagine e bagni termali, pranzi a base di salmone e massaggi che svelano un corpo che ha condotto una dignitosa lotta contro il tempo, latroupe intanto si dispera. La diva non si vuol concedere per l’ultima scena, i giorni passano.

Ma il gran finale sarà tutt’altro che un viale del Tramonto. Una notte, finalmente, nella piscina illuminata tra cameramen sommozzatori, e la regista che prega, Ornella arriva avvolta in un lungo abito chiaro a falde e si immerge magnifica e strepitando il ciak. “Girate!”

Come la Sposa ne “L’Atalante”, galleggia vaporosa, immagine di una felicità fatta di perfezione dei momenti.

Autore dell'articolo: Luisa Gabbi

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