Una tranquilla serata di danza al RomaEuropa Festival

William Forsythe torna a Roma dopo tanti anni di assenza in occasione del RomaEuropa Festival 2019 con A quiet evening of dance

William Forsythe, uno dei più grandi coreografi nel panorama della danza contemporanea internazionale, è tornato a Roma in occasione del RomaEuropa Festival 2019 con A quiet evening of dance, andato in scena il 30 e il 31 ottobre al Teatro Olimpico.

Sul palco sette ballerini indossano guanti lunghi, setosi, con colori contrastanti, abbinati a scarpe da ginnastica per creare una linea elegante. Dopo anni passati a costruire una forma di teatro danza in Germania, Forsythe è tornato così alle sue radici classiche con rinnovata energia. Ideata  per il Sadlers’ Wells nell’ottobre 2018, e vincitrice del “Fedora-Van Cleef & Arpels Prize for Ballet” nello stesso anno, A quite evening of dance è composta, nella prima parte, di duetti, assoli, terzetti (Prologue, CatalogueEpilogue e Dialogue / Duo 2015) e nella seconda – Seventeen / Twenty One – pure ma con un insieme finale.

Con le dita allargate e le braccia iper-estese, i ballerini sembrano stuzzicare li manierismo più estremo della forma. Per poco più di un’ora, il palco si rivela un luogo di possibilità fisiche illimitate, dove l’unica stravaganza è il virtuosismo di sette corpi altamente addestrati per riprodurre le immagini geometriche, le posizioni, i movimenti risalenti alle origini del balletto classico, con un finale travolgente sulle note di Jean Philippe Rameau

Non c’è l’elettronica spigolosa che sta diventando il default di molti spettacoli di danza moderna. Né ci sono i toni lussureggianti e romantici dell’orchestra di un balletto classico. Le braccia del balletino Christopher Roman ruotano come un automa clownesco e giocoso. Rauf “RubberLegz” Yasit, campione di hip hop, è all’altezza del suo nome lanciando un pas de deux in nero. Si può dire che Forsythe sia riusciro a proporre una serata di musica da camera con uno spettacolo introspettivo ma fortemente contemporaneo.

 

Autore dell'articolo: Monica Straniero