Elisa Amoruso racconta il mondo delle baby modelle

Il documentario riflette su cosa sia oggi, essere bambine, adolescenti e madri in un mondo dove prevale il culto dell'apparenza

“Il mondo dello spettacolo è il mio mondo”. Cristina ha 58 anni, un fisico mozzafiato, già vincitrice del titolo Miss
Over riservato alle donne che hanno superato i 39 anni nel 2012, a 52 anni. Da allora non si è più fermata: sfilate,
calendari, partecipazione a trasmissioni come “Forum”, con la non taciuta aspirazione di sostituire Tina Cipollari a Uomini e donne.

Ha avuto tre figlie bellissime con un passato da piccole miss. La più grande è Giovanna. Nei primi anni Duemila è stata la baby modella più richiesta d’Italia e del mondo. Decine di partecipazioni alle sfilate di Pitti Bimbo, centinaia di cataloghi e di spot. È stata per cinque anni la testimonial ufficiale di tutte le pubblicità Mattel dedicate alla Barbie. La sua immagine era in ogni televisione, in tutto il pianeta. Ora, è sempre bellissima ma non ha l’altezza giusta per sfilare sulle passerelle e cerca il suo spazio sul web come fashion blogger.

La seconda è Francesca, 19 anni, anche nel suo passato sfilate e servizi fotografici. Nel presente concorsi di bellezza e se proprio non dovesse riuscire tenterà la strada della musica, “voglio fare la batterista”. L’ultima, Valentina, 18 anni, non nasconde quella che è la sua ambizione, semplice,: «Voglio avere successo”.

Sono le protagoniste di Bellissime il documentario di Elisa Amoruso, presentato ad Alice nella città (la sezione autonoma e parallela della festa di Roma). “Tutto nasce dalla lettura del saggio di Flavia Piccinni, Bellissime, pubblicato da Fandango Libri”, racconta la regista, appena reduce dal successo di Chiara Ferragni Unposted. “Il libro è un’inchiesta molto dura sul mondo delle baby modelle, decine di bambine (e bambini) sotto il metro e trenta di altezza che popolano la moda bimbo”. Un universo popolato da bambini e bambine sUn settore che per il nostro Paese vale 2,7 miliardi di euro.

“Non conoscevo l’argomento e non immaginavo che anche in Italia esistessero, soprattutto nella provincia, ambienti spesso crudeli nei confronti dei minori, talvolta impossibili da comprendere”, ha ammesso Amoruso. Cristina, la madre, riversa sulle figlie i suoi sogni non realizzati. “Ancora adesso sta al loro fianco, condivide con le ragazze vestiti, palestra, sfilate e le loro ambizioni di successo. La sua ossessione per la bellezza si moltiplica nei volti delle sue figlie, che le somigliano”.

Il film, da metà novembre al cinema e da metà dicembre su Timvision, ci porta dentro la vita quotidiana delle quattro protagoniste per tentare una riflessione più ampia del culto dell’apparire. “Con Flavia Piccinni e la sceneggiatrice Antonella Gaeta, abbiamo iniziato a interrogarci in maniera più ampia sugli stereotipi femminili di bellezza in tempi in cui l’avvento dei social network ha creato uno spartiacque tra un prima e un dopo con i selfie che sono diventati i nostri parametri di valutazione estetica”.

Elisa Amoruso porta sul grande schermo un microcosmo della società di immagine che “nasconde i suoi problemi, i suoi dolori, sotto un abile ma fragile make up”.

Autore dell'articolo: Monica Straniero