Venezia 76 – Chiara Ferragni si racconta nel docufilm di Elisa Amoruso

Un'occasione persa per raccontare uno dei casi imprenditoriali più interessanti dell'era digitale. Un lavoro noioso ed agiografico che restituisce una Chiara Ferragni ad una sola dimensione.

Ora che sta per arrivare al cinema avrete tutte le risposte su Chiara Ferragni – Unposted. Il documentario (se così si può definire) sarà in sala il 17, 18 e 19 settembre prima di arrivare sulla piattaforma di Amazon Prime Video che sempre di più sta cercando di limare mercato a Netflix.

Prima di scrivere mi sono posta una semplice domanda: ho dei pregiudizi su Chiara Ferragni per cui ne parlerò male a prescindere? No, fondamentalmente non me ne frega nulla della sua vita e la guardo come tutti i followers su Instagram quando mi capita o quando balza all’onore delle cronache per qualche motivo.

Non mi ossessionano nè lei, nè Fedez, nè il piccolo Leone nè la sua vita fatta di glam e feste miliardarie. Non sono nemmeno una che segue la moda, pur trovandola necessaria, la reputo estremamente frivola. Per cui entro a vedere questo documentario con una sorta di distacco totale. Cercherò di capire il personaggio, di vedere il lavoro della regista Elisa Amoruso per quello che è.

Ma cos’è?

Un lungo, ripetitivo, noioso e senza pathos polpettone sull’ascesa di Chiara, dalla piccola Cremona alla passerella di Milano e poi dalla piccola Milano alla villa di Paris Hilton. Il dcoumentario ci dice “Unposted” ma in realtà non c’è nulla qui dentro che non sapevamo già. Ogni inquadratura, ogni foto, ogni passo della santa Chiara nazionale lo abbiamo già visto sui suoi social, di racconto c’è poco, di pathos ancora meno. Chiara – purtroppo – sembra falsa anche quando vorrebbe essere vera (“spero di piangere in modo carino” dice prima di andare all’altare, ma si può???? e ancora, mentre la parrucchiera la trucca dice “siamo a 14,2 milioni di followers, giovedì erano 14 milioni e oggi che è sabato ne ho presi altri 200”, apperò), perchè la verità è che lei qui controlla tutto. Ha addirittura montato il documentario insieme alla regista, ha scelto cosa raccontare, quanto e come darsi ai suoi milioni di fan che non aspettano altro che questa agiografia della santa. Chi ne esce meglio di tutti? Fedez. Assurdo, ma vero.

E’ un vero peccato, un’occasione persa perchè il personaggio e la donna, avrebbero meritato molto di più. Confesso che alla fine ho addirittura provato ammirazione per questa ragazza determinata ad arrivare dove voleva, diventata un caso all’Università di Harvard, ma profonda pena per la sua vita. Costretta ad essere sempre perfetta, non cede mai alla minima crepa, mai una virgola fuori posto. La sua straordinaria capacità è quella di aver compreso i suoi tempi prima di altri e averli cavalcati in modo impeccabile. Ha trasformato un semplice blog (The blonde salad)  in un’impresa con 15 dipendenti, con un fatturato oggi di 40 milioni di dollari, in un megabrand di sè stessa che qualunque cosa tocca diventa oro. Vi ricordate la bottiglia di Evian firmata Ferragni venduta a 8 euro? Le aziende se la contendono perchè ogni sciocchezza che posta manda in visibilio i 17,4 milioni di fans che pagano cash qualunque cosa Chiara dica loro di comprare.

Del mondo che la circonda non una parola. Pare viva in una bolla. Ed era qui che la Amoruso avrebbe dovuto intervenire, farle qualche domanda intelligente magari. Nulla. L’unico personaggio che non era in linea con lei, il suo ex fidanzato Riccardo Pozzoli, viene bollato ed espulso dal racconto come se non avesse avuto alcun valore. Sappiamo tutti che fu proprio Riccardo invece a lanciare il blog, tanto da possedere il 45% della società. Oggi Pozzoli ha ceduto la quota per 750 mila euro pur di uscire del tutto dalla vita della Ferragni. Cara Elisa Amoruso, perchè non sei andata a fargli un paio di domande?

Alla fine della proiezione si presentano in sala regista e Chiara, avverto la commozione della Ferragni per la quale essere al festival del Cinema è senza dubbio uno dei punti di arrivo di tutto ciò che si era prefissa nella vita, dice anche cose buone, ma ho sempre la sensazione che stia recitando, pur essendo assolutamente carina, garbata e gentile. Likeable insomma, come i suoi post, come la parola chiave dell’era digitale.

Avverto una sorta di ammirazione triste per lei e il suo entourage che sono 24 ore al giorno coi telefonini in mano in cerca dello scatto migliore da pubblicare, dovrebbero forse godersi di più il momento come in una specie di strana intuizione viene detto alla fine del doc, e mi dispiaccio per la Amoruso che nel bellissimo lavoro “Fuoristrada” (un documentario vero, sporco, rude e tenerissimo) aveva dato ben altra prova delle sue qualità. Speriamo che la bionda insalata non le vada di traverso.

 

Autore dell'articolo: Elena Dal Forno

Elena è giornalista dal 1994. Si occupa di vita in generale, cinema, arte, tennis, cucina vegana. Quando non è al cinema è in viaggio. Spesso la cosa coincide.