Al Teatro India, Le Baccanti tribali di Emma Dante

In scena il teatro fisico, frontale di Emma Dante, che si confronta con Le baccanti di Euripide, ultima tragedia del teatro greco. Corpi seminudi, immagini dissonanti, un testo lontano e terribile sul confronto fra umano e divino, incarnati nei corpi degli attori. Un lavoro plurale, inquieto, che porta in scena la violenza delle relazioni fra i sessi.

Nella tragedia di Euripide, Dioniso, in collera con Penteo che non riconosce la sua natura divina, rende folli le donne tebane che si ritirano sul monte Citerone per celebrare i suoi riti. Insistendo Penteo nel non considerare divino Dioniso, il dio lo invita a travestirsi da donna per andare ad assistere ai riti delle baccanti, che infine, invasate, lo sbranano. Nel suo stile fisico, sfacciato, possente, Emma Dante si confronta con uno dei testi più sanguinari dell’antica tragedia greca. Dal 22 dicembre al 5 gennaio al Teatro India affronta Euripide portando in scena Studio da LE BACCANTI, traduzione di Edoardo Sanguineti. Lo spettacolo nasce da uno studio svolto come saggio di diploma degli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico.

Lo spettacolo si apre sulle donne fuggite sul monte, ferine e avvolte in pellicce, pericolose. Sopra di loro, una schiera di teste mozzate. L’anima tribale della messa in scena si viene a delineare lungo lo spettacolo nei corpi seminudi, a tratti sgraziati, nelle immagini fortemente dissonanti, nei sentimenti inquieti che attraversano i personaggi, costruendo una struttura punteggiata di sottolineature che evidenziano il tema della violenza delle relazioni fra i sessi.

«In un processo creativo dionisiaco abbiamo cercato di esplorare attraverso il corpo l’ebbrezza e l’euforia che le baccanti ci trasmettevano – racconta Emma Dante – È un’opera straordinaria da cui attinge gran parte della nostra cultura, dalla religione alla letteratura. Un’opera del dio dello strepito di cui gli allievi si sono nutriti». Il lavoro si incentra sulla presenza del coro, con un lavoro intenso e puntuale sulla Parodo e sui quattro stasimi, che ha generato una elaborazione drammaturgica soprattutto visiva.

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Autore dell'articolo: Redazione