Aftersun, il potente esordio di Charlotte Wells

Aftersun parla di molte cose, ma in fondo riguarda i punti ciechi dei nostri ricordi e il modo in cui li colmiamo per renderli di nuovo interi.

Hai presente quella sensazione letargica che provi dopo esserti seduto al sole in una calda giornata estiva? O lo stordimento malinconico che ti segue a casa dopo una vacanza perfetta? Vedi delle macchie  dopo aver guardato una luce intensa o aver fissato il sole? Tutte quelle sensazioni descrivono perfettamente il film d’esordio di Charlotte Wells, Aftersun, un titolo perfetto per racchiudere ciascuna di queste sensazioni sentimenti. Ed è quello che è l’intero film: una sensazione. Per 96 minuti in gran parte senza trama, non succede davvero nulla. Ma stai tranquillo, stanno accadendo molte cose all’ombra della soleggiata vacanza al mare tra un padre e sua figlia.

Wells presenta Aftersun, in anteprima esclusiva su Mubi dal 6 gennaio, come un ricordo d’infanzia che balena nella mente di una ragazza 20 anni dopo, quando all’epoca aveva la stessa età di suo padre. Ma come con qualsiasi ricordo, le cose sembrano diverse quando le guardi con l’occhio della nostalgia. All’inizio degli anni ’90, il giovane padre Calum (Paul Mescal di Normal People) porta sua figlia di 11 anni Sophie (interpretata da bambina da Francesca Corio, una vera e propria rivelazione del festival) in una sonnolenta vacanza estiva sulla costa turca. Attraverso le clip dall’home video del viaggio girato da Sophie o Calum, seguiamo l’estate dei due protagonisti tra giorni in piscina e gite al ristorante del resort. È in quelle clip – e le interruzioni che spesso si verificano di notte mentre Sophie dorme – che percepiamo che che sta accadendo qualcosa all’ombra della soleggiata vacanza al mare tra un padre e sua figlia. Eppure sullo schermo vediamo un padre devoto ad una figlia che vede in lui un eroe invincibile e infallibile e nulla fa invece presagire che non tutto è fantastico e perfetto nella vita di Calum. 

Aftersun parla di molte cose, ma in fondo riguarda i punti ciechi dei nostri ricordi e traumi e il modo in cui li colmiamo per renderli di nuovo interi. I nostri genitori cercano di creare la migliore infanzia per noi. A parte questo, cercano almeno di creare la migliore versione di quei ricordi. È per questo che esiste la nostalgia e perché alcuni ricordi galleggiano in superficie mentre altri si insinuano in profondità nella nostra psiche.

Charlotte Wells usa Aftersun per mostrarci com’è sbloccare quella scatola che tutti teniamo nascosta in un angolo oscuro nascosto delle nostre menti. Come sarebbe ammettere che i nostri perfetti ricordi d’infanzia sono solo immagini residue dei momenti più luminosi.

Autore dell'articolo: Paola Medori