Annette, il capolavoro di Leos Carax

Uno degli autori più stimati e sperimentali del cinema francese ed europeo, Leos Carax, torna a dirigere un lungometraggio che si trasforma in una parodia sfrenata del mondo dello spettacolo

Il film inizia in modo ordinario e banale ma sembra parte di un rituale che ci prepara all’estasi. A quasi dieci anni di distanza da Holy Motors, arriva il nuovo film di Leos Carax, Annette, in uscita nelle sale dal 18 novembre. Una voce – la stessa di Carax – ci intima in modo finto e solenne a non ridere, urlare, “scoreggiare” o persino respirare durante l’intera durata del film, due ore e venti minuti. Ci troviamo in  una location riconoscibile, il mitico studio di registrazione The Village a Los Angeles.

Un’esortazione arriva dal maestro del missaggio – ancora una volta la voce di Carax (accompagnato dalla figlia adolescente, Nastya, a cui è dedicato il film): “Allora, possiamo iniziare?” Parte la canzone May We Start? degli Sparks (Ron e Russel Mael) intonata dal cast e che vede Adam Driver e Marion Cotillard avviarsi lungo una passeggiata giù per le strade. È uno spettacolo travolgente. Alla fine della canzone, le due star si staccano dal gruppo e si trasformano nei loro personaggi immaginari, rispettivamente Henry McHenry, uno stand-up comedian, e Ann Desfranoux, la cantante lirica.

Due anime opposte che si attraggono. Sono diversi in tutto anche nel rapporto con il  pubblico. Ann è la forma d’arte più alta: l’opera, con i suoi bellissimi e catartici omicidi e suicidi. Lui è un cabarettista pronto a scioccare, turbare e confondere il suo pubblico a cui è noto come “The Ape of God”, la Scimmia di Dio.  In un’epoca in cui le polemiche sono un prodotto dato in pasto alle masse di fan adoranti, la routine di questo antieroe è spinta agli estremi in un circolo di autodistruzione. Neanche la nascita della figlia Annette, rappresentata in forma di bambola, sembra placare i suoi umori.

Il cinema di Carax aveva preso una piega pessimistica già in Holy Motors con i suoi personaggi intrappolati in cicli infernali di performance perpetue. Anche la graziosa piccola Annette – letteralmente “piccola Ann” – è condannata a incarnare due lati distinti della personalità di sua madre. Tutto diventa magnifico in Annette. I dettagli di vita della coppia tra le mura domestiche e la grande teatralità. L’oscillazione costante tra le forme di narrazione più primordiali, persino infantili (come le fiabe) e le tecniche cinematografiche più sperimentali e avanzate. In puro stile Sparks, Annette è un’opera rock ambiziosa e audace. Un racconto di canzoni e furore senza tabù per riflettere su fama, amore e celebrità.

Autore dell'articolo: Monica Straniero