Respect, la storia della regina del Soul

Voce, anima soul e indipendenza. Dal 30 settembre al cinema arriva il biopic musicale Respect sulla vita di Aretha Franklin .

Franklin sarà sempre ricordata per avere la voce più bella di tutti i tempi, la scoperta della propria identità non è molto nota a tutti. Un modello per come abbia affrontato e superato il dolore, che sarebbe diventato l’ispirazione artistica che ha creato capolavori musicali che hanno salvato molte vite. Canzoni  come “Respect” (You Make Me Feel Like A) Natural Woman”, “I Say a Little Prayer” e “Think”, solo per citarne alcune, sono diventate parte del repertorio musicale americano – tutti classici che hanno definito la resistenza e la resilienza delle persone di colore durante il Civil Rights Movement, il Black Power Movement, e il Women’s Movement – e risuonano ancora oggi tutte le volte in cui il mondo è in crisi e ha bisogno di sentimenti.
Respect, un film di Liesl Tommy, dal 30 settembre al cinema con Eagle Pictures, , offre una prospettiva ampia della carriera di Aretha, da bambina prodigio della musica cresciuta con grande privilegio in una famiglia di Detroit che ha compreso l’importanza della protesta sociale, della giustizia razziale e dell’organizzazione della comunità, incentrata sulla chiesa: fede, lavoro e autorealizzazione. L’attrice Jennifer Hudson che interpreta Franklin, canta con la propria voce, imitando in modo impeccabile il suono e la potenza della regina del soul trasformandolo in uno strumento ultraterreno.

“Io stessa sono un’artista – dice Tommy – sono sempre interessata a come le persone siano diventate delle star, qual è stato il loro viaggio? Sapevo che era considerata un genio della musica sin da quando era bambina. Ma aveva fatto tutti quegli album alla Columbia Records che non erano diventati dei successi. Quello che sarebbe stato più avvincente da raccontare era iniziare la storia in chiesa e finirla in chiesa, con il viaggio che avviene nel mezzo. Sapevo quale dovesse essere l’inizio. La cosa che continuava a venirmi in mente era l’idea di raccontare la storia di una donna che ha la voce più bella del mondo ma che ancora non sapesse bene chi fosse. E questa era la storia che sentivo di voler raccontare, ed è stato quello che ha finito per essere il cuore del film, la sua spina dorsale“.

Ma dissimulare i suoi momenti personali più bui e igienizzare alcuni degli aspetti più complessi o controversi della sua vita (il più eclatante nel ritratto che il film offre di suo padre,il reverendo C.L. Franklin, interpretato qui da Forest Whitaker) indebolisce questa versione di Aretha, minando ciò che dovrebbe essere una celebrazione della sua straordinaria eredità creativa. In definitiva, Respect vibra delle note di cui ha bisogno, sia musicalmente che storicamente, ma viene meno in quello che dovrebbe essere l’ingrediente più cruciale. 

Autore dell'articolo: Monica Straniero