Il Silenzio Grande, di Alessandro Gassmann

Evento Speciale delle Giornate degli Autori di #Venezia78 e ora in sala, Alessandro Gasmann torna alla regia con una storia molto personale

“Il silenzio grande” racconta la storia di una famiglia che in qualche modo somigliava alla mia, con un grande capofamiglia molto colto e molto noto, e accanto a lui sua moglie, la governante di sempre della casa e due figli ventenni”. Così Alessandro Gassmann presenta il suo nuovo film, in anteprima alla diciottesima edizione delle Giornate degli Autori e nelle sale dal 16 settembre. E’ una storia segnata da conflitti, equivoci, confronti, luci ombre, silenzi ed esplosioni di parole, risate e angosce di una famiglia tanto eccezionale quanto, nel suo intimo, caotica e disfunzionale, dove tutti parlano e nessuno veramente ascolta.

La regia regia netta, ottimo cast, e  una sceneggiatura che si prende i suoi tempi per dare il giusto spessore alla narrazione, senza tuttavia mai perdere la presa su una vicenda che parla di legami familiari, di cambiamenti inevitabili, del tempo che passa, e lo facciamo alla metà degli anni Sessanta a Napoli, a Posillipo. Gassmann riesce a fare suo ed elevare il materiale della pièce teatrale scritta da Maurizio De Giovanni, e coglie in pieno le aspettative pressioni esercitate sulla famiglia nella nostra società.

 

Un grande e celebre scrittore di fama internazionale, Valerio Primic (Massimiliano Gallo) per motivi misteriosi è a corto di ispirazione e non scrive più libri da dieci anni per cui lui, sua moglie Rose (Margherita Buy) e i suoi due figli ventenni, Massimiliano e Adele, (rispettivamente Emanuele Linfatti e Antonia Fotaras) non potranno più permettersi di continuare a vivere nella splendida villa in cui abitano, un tempo lussuosa dimora, ora scricchiolante magione che sembra uscita da un racconto di fantasmi. La casa è stata messa in vendita da Rose per necessità. In particolare i figli e la moglie decidono di raccontare allo scrittore cose difficili: la ragazza gli rivela di essere incinta; il ragazzo, che si sente schiacciato da un padre che eccelle così straordinariamente in tutto, finisce col rivelargli la propria omosessualità e si sorprende quando scopre che il padre non si sconvolge e anzi avrebbe voluto che gliene avesse parlato prima.

Un’opera audace che imprime negli occhi e nelle orecchie una visione di un’epoca in cui, per dirla come il regista, “eravamo tutti più vicini, la parola, la comunicazione e il contatto erano molto più importanti mentre invece oggi si parla sempre meno perché si preferisce scrivere gli sms sui cellulari”.

 

Autore dell'articolo: Monica Straniero