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L’Isola delle Rose, una splendida utopia di libertà

Monica Straniero by Monica Straniero
23 Dicembre 2020
in Cinema
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L’Isola delle Rose, una splendida utopia di libertà
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Dal 9 dicembre, sulla piattaforma streaming di Netflix, è disponibile il nuovo film di Sidney Sibilia, prodotto da Grøenlandia, società fondata dal regista Matteo Rovere e da Sibillia. Si tratta de “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose“, ispirato alla vita du Giorgio Rosa, ingegnere bolognese che ha piantano un’isola artificiale nelle acque territoriali italiane, più o meno davanti alla città di Rimini. Una sorta di piattaforma marina della superficie di 400 metri quadrati, molto simile a quelle petrolifere costruite dall’Eni. Non a caso la capitaneria di porto di Rimini intimò varie volte di cessare i lavori, in quanto la zona era in concessione alla multinazionale dell’energia, oltre ad ostacolare la libera navigazione in mare.

Ma Rosa che credeva nei sogni di giustizia e uguaglianza, di pace e di progresso che tanto erano in voga tra i giovani sessantottini, non dette peso alle intimidazioni e inaugurò la sua isola nell’Aprile del 1967. Per sancire la propria indipendenza, l’isola adottò come lingua ufficiale l’esperanto con lo scopo di superare le diversità linguistiche favorendo la comprensione fra i popoli. Si dotò di una divisa monetaria per i francobolli: il “Mill”, con un cambio alla pari rispetto alla lira italiana, di un suo Governo con ben cinque Dipartimenti, di un suo stemma, che raffigurava tre rose rosse, di negozi per agevolare la vita dei residenti. L’obiettivo di Rosa era quello di poter creare, in una società opprimente con le sue regole liberticide, un angolo felice, autosufficiente, isolato dal resto del mondo.

La piattaforma in pochi mesi  diventò meta di turismo e raduno di hippie che da tutta Europa ne richiedevano la cittadinanza. Il crescente traffico attirò inevitabilmente l’attenzione del governo italiano che fino a quel momento aveva considerato l’isola di acciaio poco più di una burletta di un pazzo visionario. Un progetto utopistico di libertà e autonomia si stava trasformando in caso internazionale.

Sidney Sibilla, noto al grande pubblico per “Smetto quando voglio”, commedia corale sul tema del precariato giovanile, racconta di essersi imbattuto nella storia della micronazione durante una navigazione su internet e di aver poi deciso di farne un film dopo aver incontrato di persona l’ingegnere Rosa, scomparso nel 2017.

Insieme alla sceneggiatrice Francesca Manieri, inizia a lavorare alla sceneggiatura di quello che vuole essere un film tributo ad un’impresa epica e rivoluzionaria. “L’occasione, scrive Sibilla nelle note di regia, per rivedere la vicenda al di là di quello che era stata, l’epopea di una guerra (forse l’unica) che l’Italia aveva vinto per fermare la mente libera di un uomo che non voleva fare altro che piantare una palafitta nell’acqua”.

Sforzo produttivo importante per Netflix che per ricreare la piattaforma ha affittato gli studi acquatici di Malta dove all’interno si trova un’enorme piscina con ampio fronte verso il mare che dà la sensazione di trovarsi in mare aperto. Un film ben fatto, con Elio Germano e Matilda De Angelis, ovvero Giorgio Rosa e la sua amata Gabriella, rievoca la metafora di un’illusione di indipendenza, o meglio di una certa insofferenza nei confronti delle regole imposte da entità statali o sovrastatali spesso percepite come molto distanti, forse anche perché hanno preso una deriva tecnocratica di fronte alla quale l’individuo si sente schiacciato.

 

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