Fantasy Island, il remake della serie cult degli anni 70

Nelle sale dal 13 febbraio l'dattamento dell'omonima serie cult anni '70

Le premesse di Fantasy Island , progetto della Sony Pictures e diretto da Jeff Wadlow (Kick-Ass 2, Obbligo o verità) traggono ispirazione da un adattamento dell’omonima serie cult anni ’70 grazie a Blumhouse Productions, nota soprattutto per i successi horror come Paranormal Activity e Get Out.

Melanie (Lucy Hale), Elena (Maggie Q), Randall (Austin Stowell) e i fratelli Bradley (Ryan Hansen) e Brax (Jimmy O. Yang) si incontrano a Fantasy Island, al bar dell’Hotel della bellissima isola tropicale. Vengono accolti da Mr. Roarke (Michael Peña), che promette ai nuovi ospiti di trasformare in realtà una loro fantasia. Insomma della serie, stai attento a quello che desideri perchè potrebbe avverarsi. A differenza della serie, dove le fantasie venivano spesso realizzate grazie ad attori e trucchi scenici, nel film prendono una piega decisamente spaventosa.A complicare le cose c’è l’unica regola del gioco: ogni fantasia non è modificabile e deve essere lasciata al suo sviluppo naturale. 

 Il film attinge da scene cult che hanno fatto la storia della cinematografia.  JD e Brax vanno a una festa molto stravagate che ricorda un video musicale targato McG del 1999. L’avventura militare di Patrick che può finalmente arruolarsi nell’esercito,è una tavolozza desaturata dei film di guerra. La tortura inflitta da Melanie alla vittima che la bullizzava durante gli anni al liceo ha l’aspetto candeggiante e cupo di un film di Saw. L’unica scena originale è quella in cui Gwen si prepara a rimediare al rimpianto d’aver respinto una proposta di nozze circa cinque anni prima.

Il film, nelle sale dal 13 febbraio,  genera pensieri oziosi sul più grande errore di questa Fantasy Island: la sceneggiatura di Wadlow e dei suoi collaboratori  Jillian Jacobs e Christopher Roach di Truth or Dare. Nel momento in cui gli ospiti capiscono che le loro fantasie sono più simili a incubi e cercano di avvertirsi a vicenda, il film smette di avere un senso e si contorce su se stesso. La trama perde il senso dell’orientamento nel tentativo di incrociare le molteplici fantasie degli ospiti per arrivare a un finale illogico.

A rendere la visione un esercizio di pazienza infinita è la parola  “fantasia”  ripetuta da tutti i personaggi e inserita in ogni passaggio narrativo. Non c’è terrore e tensione in un film che si rivela una parodia di un genere che ci ha abituato a scene sanguinolente, porte che si aprono da sole, voci, passi furtivi e rumori sinistri.

Autore dell'articolo: Floriana Lovino