Casey Affleck: “Il mio manifesto femminista nell’era metoo”

L'attore e regista americano trasforma le storie della buonanotte di suo figlio in un film toccante sull'amore dei genitori

Casey Affleck, premio Oscar per Manchester by the sea, torna al cinema dal 21 novembre con Notorius Pictures con Light of my life, dopo essere stato presentato come evento finale di Alice nella città. Nel film Affleck, attore oltre che sceneggiatore, interpreta un vedovo in un mondo postapocalittico, dove le donne sono state quasi del tutto sterminate da una peste femminista. Tra le poche sopravvissute c’è sua figlia Rag (Anna Pniowsky), alla soglia della pubertà. Nel film tenta di rassicurarla raccontandole storie della buonanotte, di proteggerla dai maschi predatori dotandola di un taglio di capelli e abiti da ragazzino, oltre che di un addestramento militare. “Questo film è nato nella mia testa tanti anni fa, alla base ci sono le favole della buonanotte che inventavo per i miei figli, sulle specie di animali che non riuscirono a salire sull’arca di Noé”, ha raccontato Affleck in conferenza stampa. Un manifesto contro la violenza di genere e la risposta personale del regista alle molestie sessuali in cui fu coinvolto nel 2016.

Affleck ha sempre avuto una spiccata preferenza per le storie che mostrano visioni apocalittiche del futuro.Il titolo del film è tratto da una frase pronunciata da una madre a un figlio nell’opera teatrale di Euripide, Andromaca. “Scrivendo mi sono venuti in mente molti film, comeChildren of men e The witness , La strada di Cormac McCarthy o I figli degli uomini di Alfonso Cuarón, dove l’evento catastrofico rivela la reale natura degli uomini e in cosa consiste veramente la vita, senza tutte le convenzioni o le strutture sociali nelle quali siamo ingabbiate. In un’era post pandemia, la paura in agguato ad ogni angolo ha lo scopo di aumentare la posta in gioco di quel conflitto atavico e senza tempo tra genitore e figlio. In generale come genitori facciamo di tutto per proteggere i nostri figli ma il vero atto di amore è lasciarli liberi”.

Light me up si apre con una scena lunga 12 minuti – quasi un cortometraggio in sé e per sé. Affleck papà sta improvvisando una storia su due volpi ingegnose, secondo le insistenti specifiche di Rag. Quindi i loro discorsi diventano più seri, riflettendo le preoccupazioni della giovane Rag riguardo al tempo e al luogo in cui è cresciuta. “Il futuro sembra non prometetre nulla di buono ma mi sento ottimista. I giovanissimi sono più attenti di noi all’ambiente, alle questioni sociali e politiche”.

Le lunghe scene rappresentano un bel modo per cambiare marcia e rallentare. Danno il tempo di contemplare e chiedersi cosa si farebbe in una situazione simile, specialmente considerando il fatto che una pandemia globale non è al di fuori del regno delle possibilità. Sfortunatamente.

 

Autore dell'articolo: Monica Straniero