Nightmare Ally, la fiera delle illusioni di Guglielmo del Toro

L'horror thriller del regista nei cinema dal 17 gennaio

Guillermo del Toro ha sempre avuto una passione speciale per i disadattati e i mostri. I suoi film, prima fra tutti  Hellboy, hanno trasformato dei supereroi in esseri con poteri paranormali, mentre il suo film più recente, vincitore dell’Oscar, La forma dell’acqua, ha raccontato una tenera storia d’amore tra una donna orfana e muta e un uomo-pesce anfibio. Nightmare Alley, nei cinema dal 27 gennaio, è un thriller malinconico ispirato al romanzo di William Lindsay Gresham che è stato adattato per il grande schermo la prima volta, nel 1947.

E’ la storia Stan Carlisle (interpretato da Bradley Cooper), un uomo ambiguo con un triste passato (suo padre è morto in circostanze misteriose). Accetta un lavoro in un luna park locale e mostra rapidamente un talento per la falsa chiaroveggenza, diventando famoso al punto da iniziare a credere di possedere il dono di prevedere il futuro.

Ambientata a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta, Nightmare Ally è un ritratto macabro del sogno americano, perché la terra delle opportunità può rivelarsi un deserto di morte e paura.  La storia è un classico racconto di Icaro o, come si conviene all’ambientazione, una narrativa sulla ruota panoramica, in cui  fama e fortuna precedono il crollo.

L’adattamento di del Toro è più oscuro e violento della versione precedente di Edmund Goulding e scava nell’oscurità del romanzo di Gresham. Insoddisfatto di aver semplicemente rinvigorito le attrazioni del luna park, Stan si rende presto conto che le sue ambizioni meritano un palcoscenico più ampio. L’ambizione di Stan prende una piega più oscura quando decide di mettere a segno una grande truffa.

Nonostante il disagio che alcuni spettatori potrebbero provare per la violenza viscerale del film, Nightmare Alley è in definitiva un racconto di moralità vecchio stile, in cui del Toro si rifiuta di lasciare che il suo personaggio centrale sfugga al giudizio delle proprie azioni.

La fede si afferma fin dall’inizio come tema centrale. Mentre Stan e un complice stanno commettendo un crimine in ​​un vicolo poco illuminato, un’insegna al neon semibruciata recita in primo piano “Jesus Saves”. In un’altra scena, uno specchio della casa dei divertimenti esorta lo spettatore – in questo caso, Stan – a “guardare i propri peccati”. Stan usa continuamente la retorica della fede per giustificare i crescenti orrori delle sue azioni.

Il film evidenzia una visione del mondo in cui il proprio destino è imposto dalla nascita, e che il male è quindi giustificato se non si ha altra scelta che svolgere il ruolo che ci è stato assegnato. Uno dei lavori più riusciti di del Toro.

Voto 8/10

Autore dell'articolo: Monica Straniero