Madres Paralelas, recensione del film di Pedro Almodóvar

Nel film più politico del regista spagnolo una doppia maternità fa da sfondo a una vicenda di denuncia sociale

Presentato in concorso alla 78° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e che ha visto Penélope Cruz aggiudicarsi la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, Pedro Almodóvar torna alla regia con Madres paralelas.  Il film mette il dito nella piaga delle antiche ferite della guerra civile spagnola, degli omicidi di massa e delle altre atrocità commesse da Franco negli anni della sua sanguinosa dittatura. Quell’eredità di ingiustizia e morte violenta incornicia una storia – centrale nell’opera dell’autore – di due donne che vivono l’esperienza trasformativa della maternità.

Penelope Cruz alle prese con una gravidanza inaspettata

Penelope Cruz è Janis, una fotografa di 40 anni che cerca il modo per far riaprire la tomba del nonno, assassinato, insieme a molti altri compaesani, durante la guerra civile. Trova un appoggio nel giovane storico (Israel Elejalde) un antropologo forense e capo dell’Associazione Memoria Storica, che ha il compito di dissotterrare le tombe anonime delle vittime di Franco in modo tale che le famiglie possano dare loro una degna sepoltura.

Parallelamente a questo viaggio nel passato, Janis, dopo essere rimasta incinta, forma un legame con una giovane donna di nome Ana, (interpretata da Milena Smit) anche lei con una gravidanza inaspettata. Il regista spagnolo utilizza le familiari convenzioni del genere melodrammatico per creare una storia complessa tra dramma privato e collettivo, passato e futuro.

Tra maternità e memoria storica

Come pochi altri registi maschi, Almodovar è in profonda simpatia con le donne, dure, materne, vibranti Nei suoi film i personaggi maschili sono superficiali, indecisi, vanno bene per divertirsi a letto e riprodurre la specie, ma restano figure di contorno.

La trama scorre sulla dialettica tra i poteri rigenerativi delle donne e la storia intrisa di sangue della Spagna prima della seconda guerra mondiale. Nel suo film più politico, le intenzioni di Almodóvar, sono abbastanza chiare: la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità. Il legame che vuole creare tra il melodramma che circonda queste due madri e la storia delle 100.000 persone scomparse durante la guerra civile spagnola è un proposito rincorso per tutto il film. Due filoni narrativi che non sempre si intrecciano in modo organico.

La svolta politica del regista spagnolo

Tuttavia, è facile perdonare al film alcune sue incongruenze quando il soggetto è interpretato in modo così straziante da Cruz. L’attrice spagnola interpreta una donna la cui vita sopporta l’eredità lasciata dal trauma del passato irrisolto della sua famiglia, al pari di un paese, la Spagna, ancora incapace di fare i conti con la sua stessa storia.

Madres paralelas, nelle sale italiane dal 28 ottobre, è un esempio profondamente politico di ciò che si perde quando si dimentica e di ciò che si ottiene quando si combatte per ricordare.

 

 

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Diana Tejera