Freaks out, la recensione del film di Gabriele Mainetti

La pellicola narra le avventure di quattro artisti circensi durante l’occupazione di Roma del 1943

“Freaks Out nasce da una sfida: ambientare sullo sfondo della pagina più cupa del Novecento un film che fosse insieme un racconto d’avventura, un romanzo di formazione e – non ultima – una riflessione sulla diversità”. Con queste parole Gabriele Mainetti spiega la genesi del suo nuovo film , a sei anni dal suo esordio con il fortunato “Lo chiamavano Jeeg Robot”. Nella  Roma occupata del 1943 si muovono quattro freak, fenomeni da baraccone, nati dalla mente creativa di Daniele Guaglianone, grande appassionato della materia.

Da fan di Freaks di Tod Browning, film che , bannato da Hollywood per aver mostrato la “diversità”, Mainetti ha deciso di dare una visione più “pop” del mondo dei freak, e trovare un modo per  empatizzare con personaggi così “diversi”, portando lo spettatore a voler stare accanto a loro.
Tutto è partito dall’ossessione della personale ossessione del regista per la storia della prima guerra mondiale. Il risultato è aver trasformato i freak in personaggi con poteri, in eroi. ” L’idea dei poteri un po’ mi spaventava – confessa Mainetti – non volevo replicare Jeeg, e soprattutto mi interessava che la forza dei protagonisti nascesse – più che dai singoli poteri – dall’unione di 4 persone speciali”.

I freaks di Mainetti sono persone a cui guardare senza pietismo perché sono loro stessi i primi a rifiutare ogni (auto)commiserazione, a non viversi come “mostri” ma come persone. Sono artisti circensi che considerano le tende in cui vivono la loro casa, il rifugio da una società poco accogliente perche non conformi a ciò che è considerato “normale”. Si esibiscono ogni giorno davanti a un pubblico ristretto ma riconoscente, guadagnandosi da vivere con le loro abilità fuori dal comune. Giorgio Tirabassi è il padrone del circo. Cencio ( Pietro Castellitto , de La Profezia dell’Armadillo ) crea bellissimi spettacoli con lucciole e altri insetti  Mario ( Giancarlo Martini) è una calamita vivente, Fulvio ( Claudio Santamaria) possiede una forza disumana. Infine Matilde ( Aurora Giovinazzo) incanta il pubblico accendendo  accendendo lampadine.

Il loro microcosmo viene improvvisamente sconvolto dall’arrivo dei nazisti, che li privano dell’unica casa che abbiano mai conosciuto. Quando Israele scompare misteriosamente, i nostri quattro inconsapevoli supereroi vengono lasciati soli a girovagare per le strade di Roma. Sulle loro tracce  Franz (Frank Rogowski) un nazista che dirige il Circus Berlin che si mette in testa di rapirli per donarli a Hitler. Un’avventura epica che porterà i nostri “freaks” ad accettare la propria diversità come punto di forza. Un film che con ironia mista a dramma parla direttamente a tutti coloro che per sopravvivere indossano per necessità una maschera.

Autore dell'articolo: Monica Straniero