La Padrina, Isabelle Huppert regina di Parigi

La storia di una donna che decide di non piangersi addosso ma di cercare parte del suo paradiso perduto

Isabelle Huppert è una delle più grandi attrici che siano mai esistite. Ricordiamo la sua grande prova attoriale nel film la Pianista dove interpreta una donna algida con una sfrenata pulsione voyeuristica. Nel film di JEAN-PAUL SALOMÉ, dal titolo La Padrina, Parigi ha la sua regina, l’attrice è un’interprete franco-arabo che lavora per la polizia parigina. I loschi affari di suo marito e il costo delle cure per sua madre malata, l’hanno fatta sprofondare nei debiti. Trascorre le sue giornate a origliare le telefonate tra spacciatori e altri truffatori del mercato nero, e non si fa troppe domande quando arriva un’occasione per dare una svolta alla sua situazione finanziaria e ad una vita tutto sommato noiosa. Inizia così la sua trasformazione in la Padrina.

Jean-Paul Salomé mette in scena una sorta di satira sociale dei buoni contro i cattivi, con una storia che in punta di piedi mostra il sottile e nebuloso confine che separa le due parti. Nel film Huppert è attratta dal fatto che spesso i delinquenti che deve incastrare sono immigrati come i suoi genitori, persone che cercano disperatamente di guadagnare abbastanza per sopravvivere.

Indossando un hijab, Huppert si aggira per Parigi per cercare di intrufolarsi nella rete di due  spacciatori  soprannominati Scotch e Cocoa Puff (Rachid Guellaz e Mourad Boudaoud). Fa esperienza sul campo e diventa un trafficante all’ingrosso. Huppert ribalta lo stereotipo della donna criminale con i suoi abiti eleganti e i suoi modi raffinati. La trama non riserva grandi sorprese, con Patience che si destreggia nel riciclare denaro sporco, cercando di tenere a bada gli spacciatori e di non insospettire i suoi colleghi. Ma è un tale piacere guardare recitare clae anche le scene noiose mantengono alta l’attenzione.

C’è spazio anche per la denuncia sociale. Il film, nei cinema dal 14 ottobre, sembra aver qualcosa da dire sul complicato rapporto della Francia con i suoi cittadini di origine musulmana e in particolare sul rapporto conflittuale tra le forze dell’ordine e gli stranieri. Ma il regista Jean-Paul Salomé preferisce non approfondire e si concentra maggiormente sui sentimenti di Patience. Quando la Huppert si lamenta di come la sua vita sia noiosa, lo confessa con grande lucidità: “Non riguarda il lavoro – dice – ma è esistenziale. Sono preoccupata per il mio futuro”. Questa è la storia di una donna che decide di non piangersi addosso ma di cercare parte del suo paradiso perduto.

 

Autore dell'articolo: Monica Straniero