Il Concorso un film di Philippa Lowthorpe

Il film arrivato su diverse piattaforme racconta un evento fondamentale per il movimento femminista d'inizio anni 70.

 

Siamo a Londra nel 1970, anno in cui si svolse il concorso di Miss Mondo, che vide tra i presentatori anche Bob Hope. L’intero Women’s Liberation Movement, sostenendo che i concorsi di bellezza fossero
la massima espressione di un sistema che vede le donne come un semplice oggetto, fa irruzione sul palcoscenico e interrompe la diretta in mondovisione della gara.
A boicottare l’evento anche Sally Alexander, (Keira Knightley), una militante con ambizioni accademiche che trova rapidamente i suoi sforzi soffocati e repressi dagli uomini che la circondano.

E’questa la storia vera raccontata nel film “Il Concorso” della regista Philippa Lowthorpe. In streaming su varie piattaforme dal 2 gennaio,  la pellicola si concentra prevalentemente su due gruppi: delle giovani donne intenzionate a conquistare il mondo attraverso il loro comportamento turbolento per far conoscere il loro messaggio di liberazione ed eguaglianza; e le giovani donne che partecipano al concorso di bellezza, abbracciando l’opportunità di Miss Mondo sperando di farsi conoscere in un modo diverso”.

Il film è ambientanto in un periodo di forti cambiamenti socio-politici, in cui si assisteva alla crescente forza del Movimento per i Diritti Civili, del Movimento per i Diritti degli Omosessuali e del Movimento di Liberazione delle Donne. L’evento di Miss Mondo del 1970 è entrato nella storia ache per la prima proclamazione di una Miss di colore, la grenadina Jennifer Hosten. Un passo fondamentale nella lotta contro le discriminazioni razziali.

Il punto in cui il film inciampa è nel modo in cui cerca di far coesistere due storie di liberazione in un’unica narrazione. Ci sono elementi di cui il film non ha bisogno come la figura di Bob Hope che rimane un semplice avatar del patriarcato o le troppe scene in cui assistiamo all’organizzazione del concorso di Miss Mondo.

Il Concorso è più efficace quando mostra l’intrinseca e paradossale misoginia dello status quo di uomini bianchi che guardano al femminismo con disprezzo. Detto ciò e al di là di igenuità narrative, il film assolve al suo compito: celebra e sfida tutte le donne, le attiviste come le concorrenti, e i modi diversi in cui scelgono di navigare in un mondo dominato dagli uomini. 

Autore dell'articolo: Paola Medori