Venezia, Nuevo Orden vince il Leoncino d’Oro. La recensione

Il film ambientato in un Messico distopico è un monito per una società profondamente ingiusta, in cui le disuguaglianze sono in continuo aumento

Un matrimonio che avrebbe dovuto essere una celebrazione ostentata si trasforma presto in un bagno di sangue. Marianne (Naian González Norvind), venticinquenne carina e dall’aspetto nordico, si sposa con il bellissimo Alan (Dario Yasbek Bernal). Sia le famiglie degli sposi che i loro ricchi amici si sono riuniti nella spettacolare casa di famiglia, da qualche parte a Città del Messico. Cibo e bevande sono in abbondanza. Fino a quando i loro dipendenti cospiratori non aprono i cancelli di casa a rivoltosi spietati e dal grilletto facile. I ricchi vengono trucidati e la rampolla Marianne, che lascia il matrimonio per aiutare un ex dipendente, viene sequestrata da un gruppo deviato dell’esercito in cerca di riscatti.

Il film Nuevo Orden, Leone d’Argento al Festival del Cinema di Venezia, diretto da Michel Franco, non è una rivoluzione marxista. Marx voleva davvero cambiare il mondo, e il suo obiettivo era l’eguaglianza: una “società senza classi”.I ribelli invece si rivelano profondamente consumisti , con gli occhi spalancati dall’avidità, mentre rubano smartphone, gioielli e altri oggetti di valore alle loro sfortunate vittime. Provano un piacere macabro a vandalizzare le case dell’alta borghesia messicana. Il principio dell’uguaglianza non è centrale nella loro politica di distruzione. Lavorano in combutta con le autorità locali e altri gruppi per instaurare un vero controllo sociale. Sono pronti a tradire e ad uccidere altri ribelli nella convinzione che la consueta lotta per il dominio può avere un solo vincitore.

Ma sempre di rivoluzione di classe si tratta. I poveri si ribellano contro i ricchi che li hanno sottilmente oppressi e sfruttati per tutta la vita. La classe sociale è una questione di razza. Praticamente tutti i ribelli hanno caratteristiche autoctone, in netto contrasto con l’aspetto europeo degli invitati alla festa di matrimonio. L’eredità del colonialismo europeo e secoli di violenti conflitti sociali sono sotto gli occhi di tutti.

Il Messico è uno dei paesi più violenti al mondo con il tasso di omicidi più alti e la violenza di gruppo è diffusa. Questi gruppi si distinguono per le tattiche di attacco ultraviolente, alcune delle quali (come bruciare le vittime) sono descritte nel film. Ma Nuovo Ordine si spinge oltre e immagina cosa accadrebbe al Messico se l’attività violenta delle bande fosse istituzionalizzata.

Il sesto lungometraggio di Michel Franco, tuttavia, non è privo di difetti. La generosità incrollabile di Marianne che lascia il proprio matrimonio per aiutare un ex dipendente che non vedeva da otto anni – è abbastanza inverosimile. Eppure il film colpisce lo spettatore alle viscere trascinandolo in un incubo distopico che non sembra molto lontano da un presente dove la legge vera rimane quella della forza, della violenza più brutale per inculcare la sottomissione al potere.

Autore dell'articolo: Monica Straniero