RFF14 – “Stay Still” è il ritratto di due donne alla ricerca di sè stesse

Il felice esordio alla regia di Elisa Mishto racconta la realtà all'interno degli ospedali psichiatrici attraverso gli occhi di una paziente e della sua curatrice, entrambe donne alle prese con la propria evoluzione. Presentato nella sezione Alice uscirà nel 2020

Ormai che la 14. edizione della Festa del Cinema ha calato il sipario, ecco che a bocce ferme possiamo dire qualcosa di più su un film che avrebbe meritato certamente qualche riconoscimento tra i tanti assegnati.

“Stay still” è il film d’esordio di questa 40enne regista italiana, ormai da molti anni in Germania (guarda un po’), caschetto alla Louise Brooks e idee chiarissime in fatto di regia. Diciamo che non avrebbe certamente sfigurato all’interno del concorso principale, ma tant’è.

Il film prende lo spunto da un percorso che Elisa Mishto aveva già fatto attraverso il documentario, quando era andata ad indagare la realtà degli ospedali psichiatrici rimanendo colpita da un fatto importante e cioè che i pazienti rinchiusi lì dentro, per la maggior parte del tempo non fanno nulla. Questa assenza di azione, questa staticità apparente è lo spunto per raccontare invece in modo brillante il destino intrecciato delle due protagoniste. Da un lato Julie (una splendida Natalia Belitski), ereditiera annoiata e pazza – forse – la cui empatia è assente – forse – che indossa un paio di guanti da cucina da oltre 10 anni e dall’altro Katrin (Katharina Schuttler) la sua infermiera/custode, madre e persona irrisolta, confusa nella vita quanto nel lavoro.

La dinamica della loro relazione è decisamente interessante, senza voler svelare qui la trama, possiamo dire che l’immagine di tutto ciò che la “pazza” rappresenta o incarna, la viziata piromane ossessionata strafottente e anafettiva Julie, si sgretola davanti alla sua storia personale e all’idea che lei stessa incarna, ovvero ribellarsi alle regole, alle banche e al sistema per diventare sè stessi. Ecco perchè l’infermiera, che dovrebbe incatenarla, compie attraverso Julie lo stesso cammino di liberazione personale, fino all’atto finale, dove, finalmente consapevole di ciò che è giusto per sè, ma non per la società, offre a Julie una vera via di fuga in un momento di grande tenerezza, amicizia e forse anche amore. Il film è uno specchio di ciò che ci accade sempre nella vita, quando un incontro può cambiare per sempre la nostra vita, la nostra consapevolezza e finanche la nostra realtà.

Autore dell'articolo: Elena Dal Forno

Elena è giornalista dal 1994. Si occupa di vita in generale, cinema, arte, tennis, cucina vegana. Quando non è al cinema è in viaggio. Spesso la cosa coincide.