Peppermint, l’Angelo della vendetta

In Peppermint Jennifer Garner è una donna che decide di farsi giustizia da sola

Peppermint – l’Angelo della vendetta arriva nei cinema dal 21 marzo, distribuito da Universal Pictures e Lucky Red. Il film di Pierre Morel (che ha diretto anche i tre film di Taken) è la storia di una donna, Riley North. Madre e moglie felice, assiste inaspettatamente all’omicidio del marito e della figlia da parte di alcuni narcotrafficanti. Lei riesce miracolosamente a sopravvivere e a tempo debito testimonierà contro gli assassini della sua famiglia, riconoscendoli uno ad uno.

Tuttavia, nonostante la testimone oculare, le accuse contro i narcotrafficanti vengono fatte cadere grazie all’intervento di poliziotti, avvocati e giudici collusi e corrotti. Ma per Riley non finisce con l’assoluzione: la donna, infatti, decide di farsi giustizia da sola. I suoi obiettivi però non saranno soltanto gli assassini che hanno materialmente ucciso la sua famiglia, bensì l’intero sistema: a partire dai cartelli della droga fino alla giustizia americana o quella che si fa chiamare tale.

Pierre Morel ci mostra cosa sia in grado di fare una mamma, una moglie ma soprattutto un cittadino lasciato solo da un sistema giudiziario corrotto e che non fa il suo dovere. Riley North (interpretata da Jennifer Gardner) non è solo una donna ferita e quindi pericolosa, bensì rappresenta la perseveranza, la forza d’animo e il senso del dovere che contraddistinguono la protagonista che in tempi di #metoo si trasforma da normale cittadina a paladina della giustizia. “Sono rimasto affascinato dai temi esplorati nella storia e dall’idea che un forte trauma
emotivo possa essere un’esperienza in grado di cambiare la vita di una persona”, ha spiegato Riley. “Non è la tipica eroina eroe dei film, in passato non è stata una spia o un militare. Lei è una
donna normalissima, che poi si trasforma in qualcosa di completamente diverso a causa del trauma che vive. Volevo capire come possa reagire un essere umano normale a seguito di una situazione così brutale e drammatica”.

Nonostante la data di uscita non sia molto distante dall’arrivo di Captain Marvel, di action movies che hanno come protagonista una donna non se ne vedono molti. Per questo motivo, il team di produttori (Tom Rosenberg, Gary Lucchesi, Richard Wright e Eric Reid) – in questo caso strateghi – ha preteso di concludere il contratto appena il giorno dopo aver ricevuto la sceneggiatura di Chad St. John (autore anche di Attacco al Potere 2). Ci hanno visto lungo e il film non delude le aspettative più ambiziose: tiene letteralmente incollati allo schermo per non rischiare di perdere neanche un pugno di Riley, che di certo non si risparmia sul campo che non è esattamente dei quartieri residenziali californiani che siamo abituati a vedere.

L’ambientazione include tutto ciò che è contemporaneo: dalle zone urbane e più povere di Los Angeles e completamente distanti da Hollywood, fino all’impatto dei social network, passando per i narcos, in un connubio finale avvincente, non senza qualche colpo di scena. A chi lo ha accusato di aver descritto i messicani come se fossero tutti narcotrafficanti, Morel ha risposto che il crimine è un problema comune a molte comunità latine e non solo.

Non un elogio alla vendetta. “Nessuno vuole vedere dei vigilanti che se ne vanno in giro a farsi giustizia da soli, ma certamente ci sono molte persone lì fuori che hanno bisogno di essere protette molto meglio di quanto faccia la legge. Però, certo, questo è solo un film e poiché ci troviamo in un mondo fittizio possiamo portare tutto all’estremo, ma comunque c’è una base di realtà che rispecchia quello che succede nella società”.

Ma una storia dove l’integrità morale della giustizia e dei rappresentanti della legge viene messa in discussione, dove una donna sceglie di farsi giustizia da sola senza risparmiare colpi e violenza, voi da che parte state? Scopritelo nelle sale dal 21 marzo.

 

 

Autore dell'articolo: Floriana Lovino