David di Donatello, Premio alla Carriera a Tim Burton

Il regista visionario che riesce a mescolare nei suoi film scenografie espressioniste e gotiche con atmosfere fiabesche e surreali, sarà nelle sale italiane dal 28 marzo con Dumbo

Tim Burton riceverà il Premio alla Carriera – David for Cinematic Excellence 2019 nel corso della 64a edizione dei Premi David di Donatello. Lo annuncia Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, in accordo con il Consiglio Direttivo. Il riconoscimento sarà consegnato mercoledì 27 marzo nell’ambito della cerimonia di premiazione, in diretta in prima serata su RAI 1 condotta da Carlo Conti.

Il giorno dopo aver ricevuto il premio, esce nella sale il nuovo e atteso lungometraggio del cineasta statunitense, Dumbo, rivisitazione in chiave live-action dell’amato classico d’animazione Disney. Distribuito da The Walt Disney Company Italia, il film racconta la storia di Max Medici (Danny DeVito), proprietario di un circo che decide di assumere l’ex star Holt Farrier (Colin Farrell) insieme ai figli Milly (Nico Parker) e Joe (Finley Hobbins) per occuparsi di un elefante appena nato le cui orecchie sproporzionate lo rendono lo zimbello di un circo già in difficoltà.

Quando si scopre che Dumbo sa volare, il circo riscuote un incredibile successo attirando l’attenzione del persuasivo imprenditore V.A. Vandevere (Michael Keaton) che recluta l’insolito elefante per il suo nuovo straordinario circo, Dreamland. Dumbo vola sempre più in alto insieme all’affascinante e spettacolare trapezista Colette Marchant (Eva Green) finché Holt scopre che, dietro alla sua facciata scintillante, Dreamland è pieno di oscuri segreti.

“È un grandissimo onore per noi consegnare il Premio alla Carriera a Tim Burton – ha detto Piera Detassis –  celebrando così la sua straordinaria energia creativa di uno dei grandi innovatori della storia del cinema. La sua opera è la visionaria prosecuzione di una grande tradizione culturale che parte da Edgar Allan Poe, attraversa l’espressionismo e il surrealismo, l’illustrazione e il fumetto, per arrivare fino all’arte digitale: il risultato è una sintesi personale di profonda poesia in cui emerge, con malinconica ironia, il racconto di figure e temi attualissimi, su tutti la paura dell’altro, e insieme l’empatia con il diverso, il ‘mostro’, la difficoltà e la necessità di trovare una conciliazione con gli esclusi e gli incompresi”.

Burton inizia la sua carriera con Frankenweenie del 1984, un cortometraggio di appena 30 minuti, diventato poi nel 2012 un lungometraggio in stop motion, con l’utilizzo del “Puppet Animation” e in 3D. Narra la storia di Oliver, un bambino appassionato di cinema e del suo cagnolino Sparky, che riporterà in vita dopo averlo perso. Il film conferma la classica stratificazione burtoniana, un livello di lettura semplice e spassoso adatto anche ai più piccoli, ed un lato dark e malinconico, traccia dolorosa dell’adolescenza del regista, accentuata da un bianco e nero che richiama i vecchi film horror, quelli che hanno ispirato le generazioni seguenti.

Tra i suoi maggiori successi figurano Edward mani di forbice, La fabbrica di cioccolato e il film d’animazione La sposa cadavere. Ha vinto il Leone d’Oro alla carriera al Festival di Venezia nel 2007, mentre ha ricevuto un Golden Globe per il film Sweeney Tood nel 2008.

Autore dell'articolo: Monica Straniero