Maggie Gyllenhaal, in «Lontano da qui» di Sara Colangelo

Remake di un omonimo film israeliano di Nadav Lapid del 2014, “Lontano da qui” è la storia di una donna che di fronte alla crisi di mezz'età è alla ricerca della bellezza e del talento dell'arte

Il poeta Carl Sandburg scrisse che «la poesia è il diario di un animale marino che vive sulla terra, desideroso di volare via». La morale del film Lontano da qui (titolo originale The Kindergarten Teacher), opera seconda della giovane regista italoamericana Sara Colangelo, si racchiude nei versi di una poesia che descrive una donna di mezza età che si avvicina all’arte per la prima volta. Una creatura spaesata, che vuole una versione migliore di sé stessa per sentirsi più viva.

Dal 13 dicembre nelle sale italiane, il film  è un dramma psicologico su una donna, Lisa Spinelli, interpretata da Maggie Gyllenhaal, che vive una vita piuttosto noiosa a Staten Island dove insegna in un asilo della zona. Segue un corso di poesia consapevole di non avere un grande talento. Un giorno scopre che un bambino della sua classe ha una dote innata per la poesia e, da quel momento in poi, fa di tutto per spingerlo a coltivare questo dono, arrivando persino a scelte estreme pur di far conoscere al mondo l’arte del bambino.
“Il film è stato un progetto emozionante per me perché, principalmente, è la storia di una donna”, racconta la regista. “Mi ha dato l’opportunità di approfondire l’affascinante psicologia di Lisa per esplorare i meccanismi interiori, le buone intenzioni che prendono una strada sbagliata e il desiderio della donna di arricchire intellettualmente la propria vita. La storia dà modo di interpretare quello che penso sia un ruolo da protagonista complesso e sfaccettato per una donna quarantenne, una rarità sia per l’industria hollywoodiana che per quella indipendente. Infine, è stata un’occasione unica per discutere del ruolo, se ne esiste uno, della poesia nella moderna vita americana. C’è ancora spazio per la bellezza, per il significato e l’espressione umana nell’attuale Amministrazione e in un mondo di smartphone, videogiochi, pistole e lontane guerre d’oltreoceano? È una questione vitale e per cui vale la pena discutere con il pubblico americano”.

Il film parla del desiderio irrealizzato di essere un poeta, del talento, della mediocrità, dello sforzo di vedere il mondo in modo diverso: parla della ricerca della bellezza in luoghi insoliti. Vuole, nelle intenzioni della regista sollevare domande interessanti sull’autorialità, su chi decide cosa è arte e su chi può tessere lodi a chi. L’obiettivo di Lisa è quindi nobile ma contorto: consegnare un giovane poeta al mondo e assicurarsi che la sua voce sia ascoltata, nonostante il rumore e la banalità della vita moderna.

Autore dell'articolo: Floriana Lovino