Black Tide, un thriller sul rapporto, a volte terribile, tra genitori e figli

Diretto da Erick Zonca, autore del pluripremiato La vita sognata degli angeli, Black Tide segna il ritorno sul grande schermo dopo 10 anni dello schivo regista d’oltralpe

Erick Zonka, schivo regista e sceneggiatore francese, cresciuto negli Usa, presenta Black Tide, crime thriller che in Italia sarà proiettato nelle sale dal 22 novembre. Dopo La vie rêvée des anges  (La vita sognata dagli angeli) del 1998, che valse alle protagoniste, le giovani Elodie Bouchez (con un ruolo anche in Black Tide) e Natacha Régnier,  il premio per la migliore interpretazione femminile al 51° Festival del Cinema di Cannes, e Julia del 2008, ispirato all’indimenticabile Gloria di John Cassavetes, quest’ultimo vincitore del Leone d’oro alla 37esima edizione della Mostra internazionale dell’arte cinematografica di Venezia, Zonka ci propone un’opera che si ispira ancora ad un maestro del genere per tessere la trama noir di Black Tide: le caratterizzazioni di The Missing File di Dror Mishani, peraltro co-sceneggiatore con Zonka e Lou de Fanget Signolet, sono sparpagliate ovunque nell’evoluzione della narrazione, ma l’originalità del film francese è sapientemente rigenerata. Tutto meritato, quindi, il premio Profondo giallo 2018 conferitogli al Profondo giallo Piacenza noir festival in corso questo week end (17-18 novembre).

 

Come in The Missing File, il protagonista maschile è un poliziotto, l’ispettore Visconti, interpretato da un Vincent Cassel perfettamente aderente al personaggio. Rispetto al bravo poliziotto di Tel Aviv, Avraham Avraham, l’ispettore Visconti è un personaggio assai più controverso, in sintonia con la tradizione del protagonista anti eroe maledetto. Trasandato, dagli atteggiamenti rudi quanto insicuri, invischiato in un difficile ed ingestibile rapporto con il figlio adolescente, alcolista ed addolorato per l’abbandono della sua compagna, Visconti riempie lo schermo con la sua camminata sempre in debito di equilibrio, avvolto il più delle volte in un immancabile impermeabile, marchio di fabbrica nei noir e gialli polizieschi, oltre che in film e serie televisive alla Tenente Colombo, interpretato dal compianto Bert Freed.

L’incontro con Solange Arnault, interpretata da Sandrine Kiberlain, segna l’inizio di un’indagine che costringe lo spettatore a concentrarsi su ogni dettaglio per scoprire alla fine una ‘verità’ celata magistralmente anche allo sguardo più attento, di certo non univoca. Incastrati in un quartiere nutrito da malavita di strada e spaccio di droga, le ricerche del figlio adolescente di Solange, scomparso misteriosamente, portano Visconti all’incontro con il giovane e strano professore di Francese, vicino di casa della famiglia Arnault, particolarmente e sospettosamente interessato alle indagini sulla scomparsa del suo giovane studente.

Yann, il professore dalle folli velleità di scrittore, interpretato da uno spiritato Romain Duris, sarà ‘l’osso’ che il Visconti segugio non mollerà per arrivare, tra fallimenti e strappi all’etica da poliziotto in servizio, alla pur casuale risoluzione del caso, senza che verità trionfi. Il susseguirsi di colpi di scena, non eclatanti e pertanto realistici, si incastra alla perfezione con un’elevata qualità descrittiva dei personaggi, dei loro profili psicologici. Il pregio della prova di Zonka insiste nel coinvolgerci nel movimento accorto di fasi narrative alternate e soprapposte, congestionano e decongestionano la matassa, verso una fine inattesa e sorprendente.

Autore dell'articolo: Imma Tuccillo Castaldo