Close: la recensione del film scritto e diretto da Lukas Dhont

Dopo l’acclamato esordio con “Girl” (2018), il regista fiammingo Lukas Dhont torna al cinema con una profonda storia di amicizia e sulla ricerca dell'identità

Close, nelle sale dal 4 gennaio,  è un film diverso. Un film su un’amicizia tra due ragazzi di 13 anni  con conseguenze scioccanti. Protagonisti due  giovani attori al loro debutto sul grande schermo,  Gustav De Waele nei panni di Rémi ed Eden Dambrine nei panni di Léo. Lukas Dhont ha raggiunto il grande pubblico con Girl nel 2018, storia di un  personaggio transgender che alla fine soccombe alle pressioni esterne in un modo che è considerato una rappresentazione estremamente problematica dei corpi trans. 

Close inizia abbastanza bene. Siamo in estate e i due migliori amici trascorrono tanto tempo insieme, tra corse in in bicicletta,  pigiama party a casa  dove tra l’altro condividono lo stesso letto, a volte dormendo nella posizione del “cucchiaio”. Léo ha un legame speciale con la mamma di Rémi, Sophie, con la quale si sente molto a suo agio e si esprime liberamente.  La devozione l’uno per l’altro è affascinante e dolce. Tutto è innocente e divertente con sfumature omosessuali apparentemente non percepibili.

La regia bruciante ma sensibile di Hont è magnificamente catturata dal direttore della fotografia Frank van den Eeden, la cui telecamera si concentra sulla bellezza della campagna pastorale belga e sulle scene intime e giocose tra i ragazzi.  Tutto va bene finché non tornano a scuola dove la loro amicizia non passa inosservata agli altri studenti, alcuni dei quali chiedono se sono una coppia. Questa domanda turba Léo che inizia a ignorare totalmente il suo sensibile amico, arrivando addirittura a voltare le spalle al cuore spezzato di Rémi. Un rifiuto che avrà un epilogo tragico.

Dhont realizza un’opera inimitabile e devastante che prende spunto dalle sue esperienze ai tempi della scuola. “Un giorno sono andato a visitare la mia vecchia scuola elementare” – ha dichiarato il regista.  “I ricordi sono tornati alla mente, facendo riemergere quel tempo in cui era davvero difficile essere me stesso, senza filtri. I ragazzi si comportavano in un modo, le ragazze in un altro, mi sono sempre sentito come se non appartenessi a nessun gruppo. Essere intimo con un altro ragazzo sembrava solo confermare le supposizioni che altri avevano sulla mia identità sessuale. Ho cercato di fare ordine tra questi sentimenti, mettendo qualche parola nero su bianco: amicizia, intimità, paura, mascolinità… e ne è emerso Close”.

Il film si libera da ogni etichetta e segue  i personaggi mentre attraversano  un periodo di transizione, sia fisico che emotivo. Si sofferma sui volti angelici di due giovani attori e ci invita a prestare attenzione alle loro esperienze e ai loro modi di esprimersi. Dipinge un ritratto di una trasparenza emotiva così ricca che è difficile non commuoversi quando il film finisce.

Presentato in concorso al 75° Festival di Cannes, dove ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria, e nella sezione della Festa del Cinema di Roma Alice nelle città, il film è stato candidato ai Golden Globes 2023 come Miglior Film Straniero e ha ricevuto quattro nomination agli European Film Awards 2022 (Miglior regista, Miglior attore, Miglior sceneggiatore e Miglior film europeo).

Autore dell'articolo: Monica Straniero