Recensione: Belfast di Kenneth

Il film candidato a sette Oscar, è un toccante ritratto di famiglia sullo sfondo dello scontro tra cattolici e protestanti nella Belfast di 50 anni fa.

Tradurre le esperienze individuali in esperienze universali. E’ questo il punto di partenza di Belfast di Kenneth Branagh. Branagh attinge dai suoi ricordi di infanzia per coinvolgere il pubblico in una storia nostalgica sulla città dell’Irlanda del Nord, durante l’era turbolenta che vide scontrarsi protestanti e cattolici per le strade del paese.

Il film, al cinema dal 24 febbraio, si apre in un vicolo nella Belfast del 1969, i bambini si divertono per le strade, gli anziani vanno in bicicletta e le madri rimproverano i figli piccoli. L’esordiente Jude Hill interpreta Buddy, 9 anni, un ragazzino vivace ed estroverso che trascorre le giornate giocando a fare il gladiatore mentre agita una spada di legno e un coperchio di metallo del bidone della spazzatura come scudo improvvisato. È attraverso i suoi occhi che si racconta la storia. Buddy ama andare al cinema con i suoi genitori Pa (Jamie Dornan), Ma (Caitriona Balfe) e il fratello maggiore Will (Lewis McAskie) — “Chitty Chitty Bang Bang”  adora i programmi televisivi tra cui “Star Trek” che fa la sua apparizione sul grande schermo.

Ciarán Hinds e Judi Dench interpretano i nonni di Buddy, gli attori veterani sono il momento clou del film autobiografico di Branagh, che come la maggior parte dei nonni distraggono Buddy dall’atmosfera di tensione che si respira in famiglia mentre mamma e papà fanno i conti con il fatto che il quartiere sta cambiando. In una scena cruciale, la violenza esplode per le strade mentre i protestanti marciano lungo mentre vengono lanciate bombe molotov. Le automobili esplodono e lì al centro di tutto il pandemonio c’è il piccolo Buddy che sulla traiettoria dei detriti espone uno sguardo orribile.

Il conflitto tra le due fazioni religiose fa da sfondo alla storia di Branagh e della sua meravigliosa giovane famiglia protestante che si sforza di restare fuori dalle violenze.. I momenti gioiosi di “Belfast” superano quelli tumultuosi, rendendo questo un film meraviglioso. Piccole macchie di colore appaiono in “Belfast”, ma la maggior parte del film è in bianco e nero che tanto evoca un senso di parentela con la “Roma” semi-autobiografica di Alfonso Cuarón.

Autore dell'articolo: Monica Straniero