Conflitto in Ucraina: come essere utili ora

Sostenere le organizzazioni e associazioni umanitarie sul posto, condividere le informazioni in modo responsabile, ricostruire il dialogo: tre gesti per renderci utili durante le drammatiche ore del conflitto in Ucraina

Una guerra, ingiusta e odiosa come tutte le guerre, sta seminando morte e sofferenza mentre noi ci scopriamo impotenti, sconvolti dalla follia di un uomo che senza pietà esercita un potere dittatoriale e distruttivo, il presidente della Russia Vladimir Putin, ma anche disorientati per l’insondabilità delle dinamiche geopolitiche che in un senso o in un altro potranno determinare lo sviluppo di questa situazione che mai avremmo voluto vivere, neanche come spettatori. La popolazione ucraina assediata è nel nostro cuore in ogni attimo di queste giornate scandite dalle notizie dei reporter in prima linea, mentre sosteniamo tutti gli uomini e le donne che in Russia e nel mondo si schierano contro la guerra anche a costo di ritorsioni. In questi momenti è naturale per tutti chiedersi come poter essere di utilità alla causa in termini concreti, quindi abbiamo cercato di raccogliere le idee per indicare piccoli ma importanti gesti che possiamo fare per alleviare le sofferenze dei nostri fratelli e sorelle e contribuire alla ricostruzione della pace:

  1. Sosteniamo le associazioni e organizzazioni che aiutano sul posto la popolazione colpita dalla guerra. È stata lanciata la raccolta fondi “Emergenza Ucraina” promossa unitariamente da Croce Rossa, Unhcr e Unicef a cui si aderisce inviando un sms o telefonando al numero solidale 45525. Invitiamo inoltre a sostenere i progetti di Soleterre Onlus  e Opera Don Orione;
  2. Impegniamoci a condividere notizie in modo critico per evitare di diffondere false informazioni. Nella concitazione degli eventi anche fonti ritenute autorevoli corrono il rischio di diffondere fake-news. Vi segnaliamo il vademecum stilato da ValigiaBlu, testata italiana impegnata da anni nel contrasto alla disinformazione, su come agire in modo responsabile in casi come questo;
  3. Diventiamo operatori di pace. Se in condizioni normali è necessario, lo è ancora di più dopo due anni di pandemia da cui usciamo tutti, chi più chi meno, provati e stressati. È stato un periodo caratterizzato da contrapposizioni e polarizzazioni feroci che spesso hanno portato divisioni e allontanamento. Cerchiamo di metterci nei panni dell’altro e chiederci cosa possiamo fare per essere d’aiuto, non dando mai per scontato che l’altra persona abbia fatto il nostro stesso percorso di vita o parta dalla nostra stessa prospettiva. Alle volte è difficile, ma è veramente arrivato il momento di sforzarci di dire un “Grazie” in più, di fare un sorriso di più. Chi può, ha il dovere di farlo. È arrivato il momento di ricostruire un dialogo e andare oltre i pregiudizi, perché è dal dialogo che parte la ricostruzione della pace.

Autore dell'articolo: Ylenia Granitto