Petite Maman, il nuovo film di Céline Sciamma

Uno sguardo tra presente e futuro per una riflessione originale sui rapporti generazionali e sul ruolo del tempo nella capacità di dimenticare e perdonare

Applaudito all’ultimo Festival di Berlino, Petite Maman è il nuovo attesissimo film di Céline Sciamma, dopo il successo planetario di Ritratto della giovane in fiamme. Da sempre attenta al mondo dei giovanissimi e al tema dell’identità femminile, Sciamma torna alle atmosfere di Tomboy, uno dei suoi film più amati, dimostrando
ancora una volta una sensibilità fuori dal comune.
Petite Maman, in anteprima alla XIX edizione del festival Alice nella Città,  ha per protagonista Nelly, una bambina di otto anni che dopo la morte della nonna passa qualche giorno nella casa di campagna dove è cresciuta la madre, Marion. Girovagando nel bosco, si imbatte per caso in un’altra bambina che sta costruendo una capanna di legno e con cui nasce un rapporto speciale: la nuova amica si chiama proprio Marion.

Il film, al cinema dal 21 ottobre, celebra l’innocenza, l’immaginazione e la capacità di guarire. Una trama a combustione lenta che manca di momenti spettacolari o sequenze drammatiche. Il potere del film risiede esattamente nella sua semplicità e meticolosa capacità di catturare il singolare sguardo sul mondo attraverso occhi giovani.

Dice la regista, “La storia di Petite Maman mi è venuta in mente mentre scrivevo Ritratto della giovane in fiamme. La sua semplicità mi è rimasta a lungo dentro e di tanto in tanto l’ho anche sognata, come un futuro dolce e luminoso. E’ un viaggio nel tempo che segue l’incontro e l’amicizia tra una bambina e sua madre da piccola. Anche per questo motivo, il film non è collocato in un’epoca precisa e i bambini di oggi come quelli che lo sono stati negli anni Cinquanta o negli Ottanta, possono identificarsi senza problemi, trasformando Petite Maman in un’esperienza condivisa tra gli adulti e i più piccoli”.

Il punto di vista dei bambini è stato al cuore di ogni decisione che la regista ha preso per la realizzazione del film. “Quando ero incerta su una scelta da fare durante le riprese mi chiedevo: “Che farebbe Miyazaki?”. E alla fine la bilancia pendeva sempre dalla parte dei bambini”.

 Il film, vincitore del Premio come miglior film Alice nella Città 2021, procede come una riflessione poetica su come i bambini possono, forse meglio degli adulti, affrontare momenti cruciali della vita, come la perdita o cambiamenti.  Proprio come gli adulti possono sentirsi che tutto è perduto ma la mancanza di esperienza e il giudizio non sofisticato permette loro di trovare il modo per elaborare le emozioni in modo diverso. Un adorabile tributo a come eravamo una volta e ai momenti che ci hanno trasformato in quello che siamo oggi, in età adulta.

 

Autore dell'articolo: Monica Straniero