Il nuovo album di inediti di Achille Lauro

Esce il 16 aprile il nuovo album di Achille Lauro". Tredicibrani per raccontare la complessità emotiva di certe situazioni senza reticenze

Quello che è successo nel 2020 può farci credere che abbiamo attraversato lo specchio e viviamo in una realtà
alternativa. Lo sa perfettamente Achille Lauro  nel suo nuovo album Lauro. “Durante questa emergenza sanitaria tremenda – ha raccontato il cantautore – ho cercato di trarre da questo disastro qualcosa di buono. Sono una persona che scrive tanto e mi sono trovato ad avere un centinaio di brani scritti su vari fogli”.

Un lavoro discografico ricco di contenuti che parla degli ultimi, ma anche d’amore, che mette a fuoco tematiche importanti, contrastanti e attualissime come il femminismo o la “Generazione X” alla ricerca di una propria identità. Achille Lauro usa ogni storia come spunto e poi la amplifica con la sua voce. 

La copertina dell’album è semplice, minimalista, in bianco e nero. Su di essa compaiono in alto cinque lettere, quelle del suo cognome, ciascuna delle quali rappresenta una fase del suo percorso artistico. Il segno nero che emerge sul bianco, riesce così a far emergere le sue visioni dell’inconscio.

Le  canzoni contenute nel disco, alcune anche bislacche, si rivelano una continua commistione tra osservazione del quotidiano e speculazione filosofica.“Generazione X”  non crede in Dio né nell’amore, che non sa più cosa vuole essere e che finisce per accettare le dipendenze, non ultima quella per la tecnologia. “Femmina” fotografa  l’atteggiamento di chi non é sufficientemente istruito al rispetto verso la figura femminile. Nei brani “Solo Noi” e “Un passo da dio“, la preoccupazione e la rabbia ribollono ma non esplodono mai. “Pavone” e Barilette Cosmico” vagano senza meta ma confermano la capacità di Achille Lauro di infondere un po’ di gravità alle sue canzoni quando ce n’è bisogno.  

Pur soffrendo della mancanza di varietà ritmica, Lauro abbraccia  tutto il caos della nostra epoca. Un lavoro che prima assorbe e poi sputa l’infinito rumore del mondo e negli spazi possibili tra sillabe e suoni ci chiede di guardare una seconda volta, per rendere nuove le cose comuni.

 

Autore dell'articolo: Monica Straniero