Un altro round è un’esplosione alcolica alla Festa del Cinema di Roma

Il regista dell'acclamato Festern realizza un inno alla vita che provoca e commuove, fa piangere e ridere.

“Non bevo mai prima di colazione”. La citazione è di Churchill, che ha contribuito a sconfiggere i tedeschi e vincere la Seconda Guerra Mondiale, sotto l’eccessiva e costante influenza dell’alcol. Altri grandi pensatori, artisti e scrittori, come Čajkovskij e Hemingway, hanno trovato coraggio e ispirazione in questo modo. Dopo i primi sorsi di alcol, sappiamo tutti che i freni inibitori saltano per azione sulla corteccia cerebrale, la stanza si ingrandisce e la capacità di valutazione è fortemente compromessa.
E’ questa la premessa del film di Thomas Vinterberg, Un altro giro, presentato alla Festa del Cinema di Roma. Un omaggio alla capacità dell’alcol di rendere le persone libere. Il regista racconta infatti di essersi ispirato alle teorie dello psicologo norvegese Finn Skårderud, secondo cui l’uomo nasce con una carenza di alcol di 0,5 nel sangue. In sostanza una piccola ebbrezza sembrerebbe in grado di  aprire le nostre menti al mondo che ci circonda, diminuendo la nostra percezione dei problemi e aumentando la nostra creatività.

Tanto basta per convincere Martin, il bravissimo Mads Mikkelsen,  e tre suoi amici, tutti annoiati insegnanti delle superiori e con la sensazione di non avere nulla da perdere, a stringere un patto segreto che prevede di mantenere un livello costante di ubriachezza durante tutta la giornata lavorativa. Sia le loro classi che i loro risultati personali continuano a migliorare e il gruppo si sente di nuovo vivo! Ben presto alcuni dei partecipanti vedono ulteriori miglioramenti e altri escono dai binari, lasciando che l’alcol si  impadronisca delle loro vite, anche al di fuori delle ore in cui hanno concordato di assumere alcol.

Il film è un’esperienza euforica, brulicante di abbondanti eccessi di energia e girato in uno stile corroborante. Il raffinato equilibrio di Vinterberg tra tragedia, umorismo e nausea infusa dall’alcol si rivela un colpo di regia magistrale fin dall’inizio. Il risultato è un inno alcolico alla vita come rivendicazione della saggezza irrazionale che scaccia ogni ansioso buon senso e guarda all’ubriachezza come a un black-out molto divertente.

Perchè bere può causare alcuni problemi, certo, ma ne rivela anche altri per chi vive in un mondo che, in misura crescente, è definito esteriormente dalla retorica puritana. Un po’ come dire che se c’è da recuperare la propria esistenza è meglio farlo da sobri.

Autore dell'articolo: Monica Straniero