“La partita” persa del calcio pulito

Girato a Quarticciolo e nella periferia romana, il primo film di Francesco Carnesecchi intreccia destini attorno a una finale di pallone. Una dark comedy, più che un film di denuncia, ma che non dimentica nessuno dei mali italiani, dal business dei campi sintetici ai genitori imbelli a bordo campo e nella vita. Pannofino perfetto nel ruolo del mister.

 

E’ una finale con molti sconfitti La partita”, nei cinema da pochi giorni, opera prima del regista Francesco Carnesecchi, che ne è anche sceneggiatore e produttore. Una dark comedy, che si sviluppa nel tempo di una partita di calcio e il cui risultato determinerà la sorte di tutti i personaggi. Un film con equilibrio e una certa energia, una trama che lascia l’amaro in bocca. Il calcio pulito è stato rubato ai ragazzini.

“L’Italia è una Repubblica fondata sul pallone” dice di sottofondo la radio, mentre la camera punta su un campetto della periferia romana, vista dall’alto come un agglomerato di condomini sotto un cielo magnifico e beffardo. E’ domenica di finale di campionato e in contemporanea si gioca su tutti i campi d’Italia. All’Olimpico, trasmessa dalle radioline a bordo campo, va in onda Lazio-Inter. Continua la voce del cronista: “Ci sono 7 mila scuole di calcio in Italia, quando le scuole medie sono 8 mila e le elementari 16 mila”.

Il centro de “La partita” è quel rettangolo di Quarticciolo su cui si sfidano le due squadre giovanili finaliste. Un mondo di ragazzini che sogna e che “crede nel pallone”. E’ questo che chiede loro negli spogliatoi il mister Bulla, ruvido ma di cuore, allenatore dello Sporting Roma, ruolo ideale per Francesco Pannofino. Uno che non ha mai vinto niente. Personaggio pulito, come peraltro Antonio, Gabriele Fiore, il capitano della squadra che vuole diventare un calciatore. E’ attorno a loro due che si giocano i momenti decisivi,  tuttavia senza che il mister sia in grado di vedere quale sia la reale partita che coinvolge  i suoi ragazzi.

Per vincere sul campo, infatti, non basta essere i migliori nel gioco. “La Partita è un film che ci porta dritti nel cuore di Roma e dell’Italia, inquadrandone debolezze e contraddizioni” dice la nota di regìa. E così quella partita, che pare pulita come i volti dei ragazzini, è stata giocata a monte su altri tavoli. Quelli del business dei campi sintetici, del racket, delle scommesse,  della cocaina e delle droghe sintetiche.

Senza voler essere un film di denuncia, ma con la leggerezza della commedia con il morto, La Partita infila i peggiori difetti del calcio e forse del Paese. Tra questi, una generazione di genitori imbelli, decisamente non all’altezza dei propri figli. Tutto pare perduto se sugli spalti e persino alle cerimonie della cresima le mamme si azzuffano trascinando le famiglie in un delirio collettivo.

La trama non regala molta speranza, ma Carnesecchi, in arte Frank Jerky, è sulla buona strada. Il film è ben girato, hanno forza e luce le riprese da zone come Talenti, Montesacro, Nomentano, Appio Latino. Ci sono bravi attori, tra i quali  Alberto Di Stasio, sfortunato e debole presidente dello Sporting Roma, Giorgio Colangeli, Lidia Vitale. E la speranza, per ora, è questa.

La Partita è stato realizzato come corto nel 2015, vincendo il Social World Film Festival e il “Premio Fellini” all’Amarcort Film Festival.  Il lungometraggio è stato prodotto nel 2018 da Andrette lo Conte per Freak Factory e da Francesco Carnesecchi e Giovanni Pompetti per Wrong Way Pictures, fondata nel 2014 a New York dallo stesso regista.

 

Autore dell'articolo: Luisa Gabbi