J’accuse di Roman Polanski contro la banalità del male

Grande successo per il film di Roman Polanski sul capitano ebreo accusato di alto tradimento

Per il suo nuovo lavoro, Roman Polanski pesca nella storia per compiere una sorte di catarsi con il personaggio del maggiore Alfred Dreyfus, protagonista di L’Ufficiale e la Spia, nelle sale dal 18 novembre, promettente ufficiale ebreo, degradato e condannato all’ergastolo all’Isola del Diavolo con l’accusa di spionaggio per conto della Germania. 

Il film, ispirato all’omonimo romanzo di Robert Harris, affida la rigorosa ricostruzione dei fatti alla voce di un ufficiale francese, il colonnello Georges Picquart, (Jean Dujardin), che, poco dopo la condanna di Dreyfus, viene promosso a capo della Sezione di statistica, come viene eufesticamente denominata l’unità del controspionaggio militare. Ed è allora che scopre che Dreyfus è innocente e decide di far arrestare il vero colpevole.  Louis Garrel interpreta Dreyfus con calma dignità, mai particolarmente simpatico o caloroso, ma non meno retto e onesto di Picquart. Nel cast anche Emmanuelle Seigner, moglie di Polanski, nel ruolo dell’amante di Picquart.

La storia su uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia, avvenuto in Francia tra il 1894 e il 1906, è narrata da un punto di vista completamente soggettivo, il pubblico condivide ogni fase dell’indagine con Picquart. Ogni evento  è autentico, sono le stesse parole che furono proferite allora, perché sono tratte dalle registrazioni dell’epoca. Un caso che spaccò in due una intera nazione tra colpevolesti e innocentisti. Fu Émile Zola a portare alla luce il caso con un articolo intitolato proprio J’Accuse. Un atto di accusa che riguarda anche Polanski che punta il dito contro la gogna mediatica che gli ha impedito negli ultimi anni di condurre una vita normale. Ma ciò che Polanski fa davvero bene è guardare al clima di antisemitismo imperante nella Terza Repubblica francese come ad un terribile presagio di ciò che sarebbe accaduto pochi decenni dopo. Vediamo appiccare falò di libri per le strade. Le stelle di David graffiate sulle vetrine dei negozi e manifesti con su scritto ‘Morte agli ebrei’.

Nell’era di Wikileaks i sistemi di spionaggio che si vedono nel film sembrano patetici e non si rimane stupiti se gli investigatori del tempo commisero un certo numero di errori determinanti. Un’arroganza tecnologica che portò ad archiviare in modo frettoloso il dossier Dreyfus. Uno scandalo del passato che riflette una realtà ancora attuale. I soldati sono obbligati ad eseguire gli ordini ma di fronte ad un crimine di guerra non sono obbligati ad insabbiarlo. 

Come ci ricorda il cliché, la verità è più strana della finzione. Polansky rende giustizia a ad una gigantesca ingiustizia realizzata come il più ovvio degli accadimenti. Come un temporale, un nubifragio, come l’ennesimo evento della nostra vita  mostra un pericoloso parallelismo con un presente sempre più xenofobo e rabbiosamente nazionalista. 

Autore dell'articolo: Monica Straniero