Croce e Delizia, la recensione del film con Gassmann e Bentivoglio

Due uomini annunciano alle rispettive famiglie di essere gay e di stare insieme. Sono entrambi stati sposati e hanno entrambi dei figli ormai adulti, in certi casi hanno anche dei nipoti
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Come sintetizzare il concetto di famiglia? E’ il luogo dove siamo trattati meglio ma anche quello dove si brontola di più e dove spesso l’egocentrismo trova la sua culla! E’ quanto ci trasmette, in modo più o meno riuscito, “Croce e Delizia“, secondo lungometraggio del regista romano Simone Godano, due anni dopo il divertente “Moglie e Marito“.

Scritto assieme a Giulia Luise Steigerwalt (già sceneggiatrice di “Moglie e Marito” e del molto riuscito debutto di Volfango De Biasi “Come tu mi vuoi“), il film è una commedia ricca di molteplici spunti di riflessione, per giovani e meno giovani: dall’amore – anche quello gay – allo scontro tra classi sociali (oggi più “velato” di quello degli anni Sessanta, ma ancora esistente); dalle famiglie disfunzionali al sempre più confuso, e spesso deflagrante, rapporto genitori e figli.

Croce e Delizia” sottolinea la forza dirompente dei sentimenti, capace di forgiarci di fronte ai possibili ostacoli e di abbattere anche tanti pregiudizi – come quelli omofobici – perché l’amore non conosce differenze di sorta, di genere, grazie alla disarmante semplicità che lo contraddistingue. La famiglia non si sceglie, quindi, come l’amore, è croce e delizia.

La commedia di Simone Godano ha una sua marcata attualità nel farci riflettere su quanto ancora oggi, nonostante il “progresso” e la globalizzazione, sia difficile accettare “l’altro”, il “diverso” (da che?) nella nostra vita quotidiana, anche culturalmente.

Croce e Delizia” vede l’incontro-scontro, in una villa di Gaeta, tra due famiglie molto diverse. Da un lato quella dei Castelvecchio, eccentrici radical-chic, dalla mentalità aperta, ma narcisisti e disuniti; dall’altra quella dei Petagna, tutto l’opposto: gente affiatata, di estrazione sociale più umile, dai valori tradizionali ma conservatori. Una contrapposizione che di questi tempi, dopotutto, è anche al centro del dibattito pubblico – quindi anche politico – e che si specchia anche nel modo in cui temi socialmente importanti, quali l’accoglienza e la diversità, vengono pensati e trattati nella nostra società.

Come mai queste due famiglie così diverse si ritrovano a trascorrere le vacanze estive insieme? Lo sanno solo i capifamiglia il colto, benestante mercante d’arte ed egocentrico Tony Castelvecchio (Fabrizio Bentivoglio) ed il verace, comprensivo, semplice pescatore Carlo Petagna (Alessandro Gassmann), un tempo sposato con Ornella (Anna Galiena): l’inaspettato annuncio del loro amore in età matura scardina gli equilibri delle due famiglie, ma soprattutto quelli dei rispettivi primogenitri, Penelope Castelvecchio, preside d’asilo, fragile e confusa e che odia quel padre eternamente assente per lei (Jasmine Trinca, finalmente in un ruolo divertente!) e il coatto e pieno di pregiudizi omofobici Sandro Petagna (Filippo Scicchitano).

Attraverso la progressista Penelope – figura “cardine” del film – riflettiamo su come a parole sia davvero semplice predicare bene, ma non è invece sempre facile pensare e comportarsi in maniera aperta, senza pregiudizi, illuminata, quando i fatti toccano gli affetti più intimi.

Da scontro fra ambiti sociali diversi, “Croce e Delizia” vuole essere anche il confronto fra tolleranza e intolleranza, il tutto senza lasciare spazio a facili, abusati e “pericolosi” cliché e stereotipi, grazie ad un sofiscato lavoro sui personaggi, tutti per lo più negativi ad eccezione di Carlo: sarà proprio la sua bontà d’animo a fare da collante a quei due diversi mondi famigliari, a far crescere spiritualmente ognuno.

Tra le tante scene che “lasciano il segno” va senz’altro sottolineata quella – piena di delicatezza – in cui il figlioletto e il nipotino di Carlo nteragiscono con lui che sta per sposarsi: come a dirci che i bambini sono avanti nell’accettazione dell’altro, senza pregiudizi, perché non hanno le sovrastrutture degli adulti.

Simone Godano ci riserva inoltre una bella sorpresa rispetto alle tante commedie sui ruoli famigliari: sono qui i genitori – che rivendicano anche per loro, pur se avanti con gli anni, la possibilità di costruire una nuova famiglia senza rinnegare quella precedente – a sottoporsi al giudizio dei figli.

A far da “contorno” alla vicenda ci sono anche Ida (Lunetta Savino), sorella di Tony e fricchettona che fuma cannabis a rotta di collo; Olivia (Clara Ponsot), “coetanea” sorellastra di Penelope e Carolina (Rosa Diletta Rossi), moglie del coatto figlio di Carlo.

Croce e delizia” racconta con leggerezza come l’imparare a guardare all’altro con apertura mentale sia la chiave della convivenza, in ogni ambito, sociale ma anche lavorativo: accettare l’altro per quello che è, senza prendersi troppo sul serio.

Insomma, non c’è niente che ti rende più matto di una famiglia. O più felice. O più esasperato. O… più sicuro.

Federico Fellini, nel libro “Fellini. Raccontando di me”, di Costanzo Costantini, disse: “La più grande unità sociale del Paese è la famiglia, o due famiglie, quella regolare e quella irregolare.

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