Diabolik, alle origini del mito

Il documentario di Giancarlo Soldi - in arrivo nelle sale italiane solo l’11, 12 e 13 marzo- guiderà gli spettatori attraverso la storia dell’intuizione di due giovani ed entusiaste imprenditrici milanesi nei primi anni ‘60, le sorelle Giussani, capaci di dar vita al Re del Terrore e al suo mondo.

Nei primi anni ’60, una giovane imprenditrice Angela Giussani è diventata, insieme alla sorella Luciana, la mamma di Diabolik e di quell’incredibile eroina, misto di fascino e astuzia, che va sotto il nome di Eva Kant. Il formato degli albi di Diabolik, di piccola dimensione per poter essere tascabili (11,5 x 16,9 cm), venne ideato per venire incontro alle esigenze dei pendolari che Angela Giussani osservava ogni mattina dalla finestra di casa sua nelle vicinanze della stazione Cadorna. Il fumetto dedicato a Il Re del Terrore, dal nome del primissimo albo, raggiunse in breve tempo altissime tirature diventando un fenomeno di costume studiato da sociologi ed esperti di comunicazione.

Dopo una prima una trasposizione cinematografica nel 1968, diretta dal regista Mario Bava, il Re del crimine torna sul grande schermo con la docufiction Diabolik sono io (Nexodigital), scritta da Giancarlo Soldi con Mario Gomboli, editore dello storico fumetto. Nelle sale dall’11 al 13 marzo, il film ricostruisce a metà tra realtà e finzione la misteriosa vicenda della scomparsa del disegnatore del primo albo di Diabolik, Angelo Zarcone che nel racconto è interpretato da Luciano Scarpa. Lo  vediamo girovagare per Milano alla ricerca della sua identità mentre sogni ricorrenti lo tormentano.

Soprannominato ‘il tedesco’ per la carnagione chiara e i capelli biondi, di lui si sa soltanto che dopo aver consegnato alla redazione Astorina le tavole de il primo numero di Diabolik , sparì senza lasciare recapiti. Sembrava essersi volatilizzato. Nel 1982, in occasione del ventennale della testata, Angela e Luciana assoldarono persino il famoso investigatore Tom Ponzi per ritrovare Zarcone, ma il misterioso disegnatore si era come dissolto nel nulla.

Prima Clip del documentario Diabolik sono io

Il documentario immagina di tratteggiare un identikit quanto più accurato del Re del Terrore, attraverso le testimonianze di grandi nomi del fumetto come Milo Manara, Mario Gomboli, Alfredo Castelli, Tito Faraci, Gianni Bono, Giuseppe Palumbo, di esperti del noir come Carlo Lucarelli e Andrea Carlo Cappi, e di registi visionari come i Manetti bros. 

A fare da fil rouge della narrazione saranno le Sorelle Giussani, grazie a un’intervista ‘senza tempo’ riemersa dalle Teche Rai, le tavole storiche del fumetto, omaggi di Giuseppe Palumbo.

Seconda clip del documentario Diabolik sono io

“Sono venuto a conoscenza della storia del Tedesco dalle stesse sorelle Giussani, racconta Soldi. “A metà degli anni ottanta ero un giovane filmmaker appassionato di fumetti e loro le autrici ed editrici di un fumetto cult, sinceramente innamorate del cinema. Del Tedesco non si conosceva nemmeno il nome, o meglio le Giussani non sapevano più come si chiamava. L’unico indizio disponibile il fumetto stesso perché come abbiamo saputo da chi lo ha incontrato – conclude il regista – gli occhi del Re del Terrore sono esattamente quelli del disegnatore”.

 

Autore dell'articolo: Monica Straniero