Intervista a Salvatore Esposito, il Genny Savastano di Gomorra

Intervista a Salvatore Esposito che ha aperto la settimana della critica al 75esimo Festival del Cinema di Venezia con il cortometraggio di denuncia “Nessuno è innocente”, diretto da Toni D’Angelo. Il 29 marzo torna ad interpretare il personaggio più spietato nella serie Gomorra

Ha aperto la settimana della critica al 75esimo Festival del Cinema di Venezia con il cortometraggio di denuncia “Nessuno è innocente”, diretto da Toni D’Angelo. Occhi scuri e sorriso sincero, Salvatore Esposito, 32 anni di Napoli, noto al grande pubblico per il ruolo del pericoloso Boss, Genny Savastano, nella serie Sky “Gomorra”, ha ormai il volto dell’attore consumato. Con la sua capacità di interpretare antieroi ed eroi, cattivi e buoni, in poco tempo è riuscito ad imporsi sulla scena internazionale. Luc Besson lo ha voluto come interprete dell’action-comedy “ Taxi 5”, presto lo rivedremo al cinema in L’eroe, nei panni di un giornalista di cronaca e pima è stato l’omosessuale Paolo in “Puoi baciare lo sposo”. A TheSpot.news Esposito racconta l’altra Napoli, quella che non viene rivelata da un certo tipo di stampa e dove è appena tornato per girare la quarta stagione di “Gomorra” (la serie prodotta da Cattleya, andrà in onda su Sky Atlantic a marzo 2019). E sulle accuse che la serie possa influire negativamente sulla città, sottolinea deciso: «E’ la cronaca stessa a creare nuove “Gomorra”».

Puoi darci qualche piccola anticipazione sulla quarta stagione di “Gomorra”?
Sarà fichissima, avvincente e piena di colpi di scena. Abbiamo girato in tanti posti: Londra, Bologna e andrà in onda nei primi mesi del 2019. La quarta stagione sarà quella della conferma come serie innovativa, che ha anticipato in Italia quello che è venuto dopo al cinema e in tv.

Quali saranno le novità?
Verranno messi in evidenza nuove dettagli, intrecci pericolosi che riguardano il lato oscuro della realtà che, a differenza di quello che alcuni mass media sostengono, racconta non Napoli ma le pericolose e criminali distorsioni sociali che esistono in ogni città del mondo.

Sarà l’ultima della serie o Ciro resterà immortale?
Ciro non è immortale. Dalla prima stagione “Gomorra” ha raccontato di personaggi, protagonisti e non, che quando prendevano una determinata direzione potevano scegliere solo tra due strade inevitabili: la morte o il carcere.

L’attore Marco d’Amore, alias Ciro di Marzio della serie, è passato dietro la macchina da presa per due episodi. Che effetto ti ha fatto?
E’ stata una grande sorpresa. Tra di noi è nata subito una grande amicizia. Alla fine delle riprese gli ho detto: “Sapevo che eri un grande attore, ma non sapevo che saresti stato anche un grande regista”.

La caratteristica di “Gomorra” è sapersi continuamente rinnovare…
Si, anche perdendo i suoi protagonisti. La realtà, che prende spunto da fatti criminali già vissuti e visti, alimenta “Gomorra”. E’ la cronaca stessa a creare nuove “Gomorra”. E fino a quando la serie attirerà nuove idee ed a essere qualitativamente alta, le persone continueranno ad avere voglia di vederla.

Nel tuo futuro hai mai pensato anche alla regia?
Sto imparando a fare l’attore, non so se un giorno passerò mai dietro la macchina da presa. Anche se ho capito che, dopo quello che mi è accaduto negli ultimi anni, nella vita tutto è possibile.

La serie prende spunto dalla realtà, quella di Napoli però sta cambiando in qualche modo?
Lo abbiamo anche raccontato nel corto “Nessuno è innocente” ambientate nel quartiere Scampia quanto quello che i media fanno credere non è la realtà. Bisogna andare oltre i luoghi comuni con progetti come “Gomorra” e tanti altri che sono usciti nel corso di questi anni, sperando che facciano riflettere le persone. Quando leggono una notizia le persone dovrebbe non limitarsi alla semplice lettura perché purtroppo la stampa non è così oggettiva. Non è detto che chi abita a Scampia sia un criminale.

Che futuro politico prevedi per l’Italia?
Spero che la gente, noi e chi di dovere inizi ad appoggiare chi merita e a ribellarsi contro chi porta dei falsi miti, falsi slogan, e poi a conti fatti non fa nulla. Anche i politici non mettono sempre l’oggettività al primo posto e spesso lasciano che i pregiudizi e i luoghi comuni aprano spiragli di verità inesistenti.

Progetti futuri?
Ci sono dei progetti, alcuni internazionali e altri in Italia. Dopo che ho girato “Gomorra” e “Taxi 5” in Francia sono arrivate altre proposte. Ma devo valutare bene tutto e fare i passi giusti.

Siamo al Lido, alla Festa del Cinema, da quale regista ti piacerebbe essere diretto?
In assoluto da Quentin Tarantino e poi vorrei tornare a lavorare con Stefano Sollima.

Il ruolo che sogni?
Mi piacerebbe interpretare un supereroe o anche l’agente segreto.

Il film che ti ha sconvolto?
Guardo tantissimi film e serie televisive, alcune mi colpiscono molto e altre mi lasciano indifferente. In questo momento sto guardando più serie tv che lungometraggi. La mia preferita, quella che attendo con ansia è “The game of Thrones”.

Parliamo dell’era digitale: preferisci il cinema classico o sei aperto alla visione di storie attraverso varie piattaforme?
Sono un tecnologico. Credo che il mondo del cinema debba a stare a spasso con i tempi, anche come fruizione. Se il cinema non va dalla gente deve usare altre strade diverse, così come sta accadendo con le serie tv. Le nuove generazioni sono veloci e stanno crescendo guardando le serie internazionali in lingua originale. Anche la settima arte dovrebbe adattarsi.

Tifosissimo del Napoli, quali sono le tue previsioni per la stagione?
Sono fiducioso. Il vero top player, come ha detto De Laurentiis e si è già è potuto vedere, è l’allenatore Carlo Ancelotti, e non perché prima Sarri sia stato da meno ma perché Ancelotti è stato così intelligente da continuare il suo lavoro, aggiungendoci la sua esperienza e i cambi fatti stanno portando ottimi risultati.

Oltre al calcio quale altre passioni coltivi?
Sono un grande giocatore di video giochi. Mi divertono molto, anche perché ho un fratellino di 8 anni che devo in qualche modo intrattenere (ride, ndr).

Autore dell'articolo: Monica Straniero