Sole Luna Doc Fest: storie che parlano di Islam e di amore, di fughe e migrazioni

la storia di due nonne che combattono per i diritti degli uomini impegnati in miniera dopo che un massacro sconvolge l’intera comunità di Marikana, vince il Sole Luna Doc Film Festival

9 luglio. Premia gli sguardi femminili sul mondo la XIII edizione del Sole Luna Doc Film Festival che si è tenuto dal 2 all’8 luglio al Complesso monumentale di Santa Maria dello Spasimo.

In questa XIII edizione, il Festival ha avuto come simbolo il Gelsomino siciliano, una specie migrante che dal Caucaso si è naturalizzata in mezzo mondo. Un modo per chiedere alle istituzioni di tutto il mondo il riconoscimento del diritto alla mobilità internazionale.

La Giuria Internazionale, presieduta dal regista Nima Sarvestani, e composta da Ignazio Buttitta, Birgit Heidsiek, Alessandro Negrini e Ingrid Rossellini, ha decretato come vincitore del Sole Luna Award, la regista sudafricana Aliki Saragas con il film “Strike a Rock, la storia di due nonne che combattono per i diritti degli uomini impegnati in miniera dopo che un massacro sconvolge l’intera comunità di Marikana. La giuria ha voluto premiare la storia del film come “esempio straordinario di come una rivoluzione possa essere avviata non solo dai giovani ma anche da due donne avanti negli anni. Una lotta per la giustizia potente e stimolante, portata avanti con ogni mezzo. Le due nonne sono determinate, continuano a provarci anche se nella loro vita hanno dovuto affrontare molte delusioni” si legge nelle motivazioni.

Il premio Sole Luna, assegnato direttamente dall’organizzazione del festival, è andato, invece, a Salto di Maryam Haddadi. Ritratto di una giovane ragazza che è campionessa di nuoto e non ha rivali in Iran. E che, a dispetto dei consigli islamici sul nuoto e delle sue capacità personali, non trova spazio nel governo della Repubblica Islamica e nessuno la conosce veramente. Tutte le inquadrature del nuoto sono riprese clandestinamente.

Il film è il tributo a chi ha avuto la forza e la determinazione di fare una denuncia importante e coraggiosa. Zahra Hosseinzadeh potrebbe essere infatti la Pellegrini nel mondo occidentale, ma il destino di nascita l’ha penalizzata, oscurandola. Un documentario che vuole  dare enfasi alla prigionia che provoca il fondamentalismo di qualsiasi genere esso sia.

Autore dell'articolo: Redazione