Frutta e verdura sui muri per coprire le svastiche. E’ la street art di Cibo

Si chiama Pier Paolo Spinazzè, ma tutti lo conoscono come “Cibo”. Con i suoi murales fatti di dolci, verdura e frutta, copre i simboli del nazismo

Vi è mai capitato di vedere, passeggiando per Verona o per le campagne limitrofe, murales colorati che rappresentino frutta, verdura, salumi, formaggi, pizze e altri cibi ancora? Se la risposta è positiva allora avete avuto la possibilità di ammirare le opere dell’artista Cibo, alias di Pier Paolo Spinazzè, street artist veronese che dall’inizio degli anni ’90 ha fatto della sua arte non solo un lavoro ma soprattutto un impegno sociale. Se, invece, non avete mai sentito parlare di ILPIER (altro pseudonimo dell’artista) siamo qui per raccontarvi un po’ della sua arte.

Lui ha cominciato coprendo una scritta orribile con i suoi soggetti preferiti quali pomodori, basilico e mozzarella. Il degrado dei muri cittadini, troppo spesso ricoperti da croci celtiche, svastiche o pessimi slogan politici, grazie a lui, si sono trasformati in fragole, fette d’anguria, cupcakes e altri alimenti.
Classe 1982, nato a Vittorio Veneto, da sempre appassionato d’arte, Pier Paolo si è laureato in disegno industriale del prodotto; la sua attività principale è il walldesign e vanta una carriera da writer lunga un ventennio, risale, infatti, al 1998 la sua prima opera di street art e da allora non si è più fermato.

Per l’occasione abbiamo intervistato Cibo per TheSpot.news

Come nasce la tua arte? E perché proprio la scelta di utilizzare il cibo come elemento?

Un artista è un catalizzatore delle emozioni delle persone, e il cibo rende felici le persone e mi dà la possibilità di trattare anche temi importanti pur mantenendo un linguaggio leggero e dolce. Poi in Italia il cibo è venerato, in un certo senso faccio arte sacra! È territorio, tipicità, tradizione, dietro ad una semplice ricetta troviamo storie incredibili, a volte fatte di casi fortuiti o grandi ricerche.

Fare una scelta del genere in una città come Verona spesso identificata dall’epiteto ‘nera’ è stato più complicato?

Verona ha una forte vocazione agricola e su questo ho ricevuto pieno appoggio stilistico e culturale. La triste storia di Verona non può mettere in cattiva luce persone che si impegnano e vogliono il meglio e non l’arretratezza culturale, diciamo che sono ottimista. E poi io sono un abile cuoco che sa usare qualsiasi ingrediente per farne manicaretti, necessità virtù si dice, giusto?!

La tragica morte di Nicola Tommasoli, tuo compagno di scuola di design, ha influito sul tuo lavoro?

Diciamo che lo faccio anche per lui, combatto pacificamente per ciò che credo e la mia arma è l’arte, e contro persone senza cultura è la risposta giusta! Ricordo che i totalitarismi e il razzismo non sono un’opinione o politica, sono violenza, sono antidemocrazia e un insulto alla battaglie del ‘900, queste persone non vanno rispettate e non gli si deve dare adito, né al bar, né in parlamento.

Porto questo esempio solitamente: i terrapiattisti insultano la scienza come i fascisti insultano la storia. Cristallino?!

Come viene percepita la tua arte a Verona?

Molto bene, ho molti progetti sociali, tra cui gli asili, uno spazio autogestito per far disegnare chi volesse affacciarsi a questa forma d’arte, e poi faccio un lavoro pazzo, sono anche motivo di chiacchere! Diciamo che se parli per risultati è difficile farsi malvolere da chi conosce il significato di lavoro e sacrificio.

I muri della città sono la tua galleria d’arte, pensi che esprimersi con la street art possa essere utile per ‘colpire’ l’osservatore o chi, anche casualmente, si trova a passare dinnanzi ad un tuo lavoro?

Senza i miei followers non sarei nessuno, le vere opere non sono su muro, ma nei ricordi di chi le vive e in ognuno è diversa. Praticamente sono un portatore sano di idee, poi le risposte sono un’altra cosa, ma la cultura è un circolo vizioso positivo.

 

 

Autore dell'articolo: Luana Martino