Gamba in spalla, storie di di(ver)sabilità

Francis Desandré ha subito l’amputazione di una gamba nel 1989, ma ora correrà una staffetta in montagna. Su Produzionidalbasso.it ha lanciato un crowdfunding per girare un documentario “Gambe in spalla” per combattere i pregiudizi sui disabili e lo sport

Nel 1989 Francis Desandré, allora poco più che ventenne, era in attesa del suo primo figlio ed era un operatore di escavatori. Un giorno stava dirigendo da terra dei lavori per spostare dei tubi quando il mezzo ha sobbalzato a causa del terreno irregolare e gli è passato sopra un piede. Alla fine gli hanno dovuto amputare una gamba, per evitare che la cancrena lo uccidesse.

Nel 2014 Desandré ha deciso di partecipare alla Tor del Giants – una delle più importanti e difficili gare di trail running (corsa praticata in ambiente naturale) che si svolge in Valle d’Aosta – scoprendo ben presto che non esiste una normativa che annoverasse il trail running nelle discipline praticabili da parte di atleti diversamente abili. Lancia una campagna di sensibilizzazione su Change.org. chiedendo l’accesso a tale disciplina. La petizione, sottoscritta da oltre 47.000 cittadini ed è stata consegnata in mano al Sottosegretario alle Politiche sociale, On. Luigi Bobba. Se sul fronte ministeriale tutto tace, le organizzazioni sportive si sono invece mobilitate e hanno accettato, sotto la propria responsabilità, la partecipazione di atleti diversamente abili a diverse gare.

Per raccontare  la staffetta sull’Alta Via n.1 (TotDret 2018) che Francis e altri 4 sportivi disabili – Moreno, Fabienne, Lino e Massimo – correranno dall’11 al 13 settembre 2018, è stata lanciata una campagna di crowdfunding su Produzionidalbasso.it che mira a raccogliere 8.000 euro per la realizzazione di un documentario, intitolato “Gamba in spalla – storie di disabilità.  “Con l’occasione – spiega Francis – si vuole mostrare come questi protagonisti riescono a vivere positivamente e con energie la realtà quotidiana, mescolando nella narrazioni stralci di vita di ognuno”.

Grazie a queste esperienze si potrà definire uno standard di categoria con dati oggettivi utili per sottoporre alle diverse federazioni sportive la richiesta di inserimento della specialità sportiva tra le attività praticabili da atleti diversamente abili», spiega Francis, «la percorrenza di un atleta amputato è decisamente diversa rispetto quella di atleti normodotati.

Autore dell'articolo: Monica Straniero