A New York torna in scena il festival del teatro italiano

Play it again In Scena! Un’edizione davvero speciale quella che riporta l’Italian theater festival nei cinque distretti di NYC, dal 3 al 19 maggio 2022. Gli spazi che ospitano il festival: Italian Cultural Institute in NY (686 Park Ave, New York, NY 10021), BAAD! – Bronx Academy of Arts and Dance (2474 Westchester Avenue, Bronx, NY […]

Play it again In Scena! Un’edizione davvero speciale quella che riporta l’Italian theater festival nei cinque distretti di NYC, dal 3 al 19 maggio 2022. Gli spazi che ospitano il festival: Italian Cultural Institute in NY (686 Park Ave, New York, NY 10021), BAAD! – Bronx Academy of Arts and Dance (2474 Westchester Avenue, Bronx, NY 10461), St. John’s Lutheran Church (81 Christopher Street, New York, NY 10014), Bernie Wohl Center at Goddard Riverside (647 Columbus Avenue, NY 10024), Greek Cultural Center (2680 30th Street b2, Astoria, NY 11102), The Tank (312 W 36th St, New York, NY 10018) e I Am Books (124 Salem St, Boston, MA 02113). L’ingresso a spettacoli ed eventi è GRATUITO con l’eccezione delle produzioni Mario Fratti al The Tank.

Gli spettacoli in arrivo dall’Italia sono presentati in italiano con sopratitoli in inglese, curati da In Scena! in collaborazione con la Scuola Civica Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli, Milan. Tra gli spettacoli n italiano con sopratitoli, c’è CONFINO – frammenti per una tragedia mancata (Exile), di e con Alessandro Tampieri. Si raccont di un omosessuale condannato all’esilio durante il Fascismo. Dall’arresto, al confino, fino al tragico ritorno a casa, il testo ricostruisce la vita di Angelo, personaggio d’invenzione ispirato a vicende realmente accadute. Una voce che esce dagli archivi del passato. Un grido di denuncia sulle discriminazioni di oggi.  Con La VEDOVA SCALZA (The Barefoot Widow), si denuncia la violenza dallo strapotere fascista alle consuetudini fossilizzate. Essere donna significa solo pregare e procreare. La giovane Mintonia, però, studia. Sposa il ribelle Micheddu, odiato dal brigardiere Centini e dal podestà “Ganamala”. Accusato ingiustamente di un crimine, Micheddu si dà alla macchia. Ma non è al sicuro.

PICCOLI FUNERALI (Little Funerals), di Maurizio Rippa, con Maurizio Rippa, alla chitarra Amedeo Monda, è una partitura drammaturgica e musicale che alterna un piccolo rito funebre ad un brano dedicato a chi se ne è andato.

Le produzioni newyorchesi, in inglese, propongono  “Il paese delle facce gonfie (The Land of Swollen Faces), vincitore del Mario Fratti Award del 2018, di Paolo Bignami, traduzione Carlotta Brentan, e per la regia di Laura Caparrotti e Jay Stern. Sul palco Joseph Franchini per raccontare un incidente sul lavoro accaduto in Italia. Nascondino (Hide and Seek), MFA 2019 di Tobia Rossi, traduzione Carlotta Brentan e per la regia di  Carlotta Brentan, con Joseph Monseur e Michael Luzczak, porta sul palco la storia di Giò è un adolescente gay, fermamente convinto che nessuno lo ami: né i genitori, né gli insegnanti, tantomeno i compagni di scuola, che lo deridono di continuo e gli infliggono torture umilianti e violenze crudeli. Ha pertanto preso una decisione: fuggire da quel mondo così ostile e nascondersi nel suo rifugio segreto.

Tra le letture, L’appartamento 2B, MFA 2022, di Andrea Cioffi, traduzione Caterina Nonis e per la regia di Tess Howsam. Una commedia dal ritmo serratissimo, che mescola il topos del dubbio amletico (to be or  not to be, 2B or not 2B) con il languishing tipico dei Millennials. Tra personaggi disastrati e visioni terrificanti, il nostro Novello Amleto dovrà misurarsi con quello che la società vorrebbe che fosse. Con quello che invece, proprio non è.

Briciole di gioia (Crumbs of Joy), MFA 2020, di Giorgia Brusco, traduzione Aurora Magnani e Michela Medici, Scuola Civica per Traduttori e Interpreti Altiero Spinelli, con la regia di Caterina Nonis, mette in luce il problema delle persone anziane nella società moderna, del rapporto tra il mondo che gira e la loro apparente immobilità, la loro gestione e il loro ruolo. Ma anche l’inganno delle apparenze, le motivazioni, spesso celate, che portano alla rottura di certi legami. Ognuno ha le proprie ferite che impediscono di guardare il mondo con occhi limpidi e oggettivi.

Quando gli uomini erano uomini (When men were men), MFA 2021, di Luca Garello, traduzione Carlotta Brentan per la regia di Annie G. Levy, racconta l’olocausto senza raccontare l’olocausto: è il motivo ispiratore della pièce e il filo invisibile che lega i personaggi al di là delle loro relazioni. Quei tragici eventi non vengono mai narrati ma solo evocati: è dentro le persone l’olocausto, ed è nella perdita dell’identità. Sullo sfondo, il ritratto di Giulia e Pietro all’alba della Seconda Guerra Mondiale, l’ultimo affresco di una giovinezza destinata a essere spazzata via dagli eventi.

 

 

Autore dell'articolo: Monica Straniero