La Tempesta di William Shakespeare al Teatro Argentina

Dopo Macbettu e Il giardino dei ciliegi Alessandro Serra torna al Teatro Argentina dal 28 aprile al 15 maggio con La tempesta di William Shakespeare, una coproduzione del Teatro di Roma – Teatro Nazionale con Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, ERT – Teatro Nazionale, Sardegna Teatro, Festival d’Avignon, MA scène nationale – Pays de Montbéliard, in collaborazione con Fondazione I Teatri Reggio Emilia e Compagnia Teatropersona. La […]

Dopo Macbettu Il giardino dei ciliegi Alessandro Serra torna al Teatro Argentina dal 28 aprile al 15 maggio con La tempesta di William Shakespeare, una coproduzione del Teatro di Roma – Teatro Nazionale con Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, ERT – Teatro Nazionale, Sardegna Teatro, Festival d’Avignon, MA scène nationale – Pays de Montbéliard, in collaborazione con Fondazione I Teatri Reggio Emilia e Compagnia Teatropersona.
La traduzione, l’adattamento del testo, la regia sono di Alessandro Serra che ha curato anche scene, luci, suoni e costumi. In scena Fabio BaroneAndrea CastellanoVincenzo Del PreteMassimiliano Donato,  Paolo MadonnaJared McNeillChiara MicheliniMaria Irene MinelliValerio PietrovitaMassimiliano PoliMarco SgrossoBruno Stori.

Autore di un teatro materico e ancestrale, Premio UBU come miglior spettacolo nel 2017 per Macbettu, Alessandro Serra mette ora in scena l’ultimo capolavoro di Shakespeare. Lo spettacolo vuole essere un omaggio alla magia del teatro nella sua più potente essenzialità e intende dare spazio alla complessa architettura di tematiche e sentimenti che attraversano La Tempesta.

Dichiara Serra: «La tempesta è un inno al teatro fatto con il teatro, la cui forza magica risiede proprio in questa possibilità unica e irripetibile di accedere a dimensioni metafisiche attraverso la cialtroneria di una compagnia di comici che calpestano quattro assi di legno, con pochi oggetti e un mucchietto di costumi rattoppati. Qui risiede il suo fascino ancestrale, nel fatto cioè che tutto avviene di fronte ai nostri occhi, che tutto è vero pur essendo così smaccatamente simulato, ma soprattutto che quella forza sovrumana si manifesta solo a condizione che ci sia un pubblico disposto ad ascoltare e a vedere, a immaginare, a condividere il silenzio per creare il rito. L’uomo avrà sempre nostalgia del teatro perché è rimasto l’unico luogo in cui gli esseri umani possono esercitare il proprio diritto all’atto magico».

Autore dell'articolo: Redazione