Old, l’inesorabilità del tempo che passa

Dal luglio al cinema «Old», il nuovo film del regista di «Glass» e «Il sesto senso»

M. Night Shyamalan, regista di “Il sesto senso” e “Glass”, continua a scavare nelle paure più primordiali della nostra cultura: fantasmi, esseri di un altro mondo e persino mostri senza nome nei boschi. Adattamento di una graphic novel chiamata Sandcastle di Pierre-Oscar Lévy e Frederick Peeters,  Old, nei cinema da mercoled’ 21 luglio,  affronta il più grande terrore di tutti noi: il tempo stesso.

Come il ticchettio dell’orologio all’interno del coccodrillo di Peter Pan, il tempo ci spinge  verso il nostro inevitabile destino. La trama è abbastanza semplice: due gruppi di famiglie, più altre due coppie senza figli, hanno l’occasione unica di  accedere a una riserva naturale circondata da una baia con minerali speciali. Ci sono più personaggi di quanti valga la pena elencare, ma basti dire che i più importanti sono Guy, un contabile interpretato da Gael García Bernal, e sua moglie Prisca (Vicky Krieps), curatrice di musei. Hanno una figlia Maddox e un figlio Trent a cui vogliono regalare una vacanza da sogno prima di divorziare. Da soli su una spiaggia di sabbia bianca e nelle acque più azzurre, possono conoscersi e assaporare la bella vita, invece accade l’imprevisto: tutti iniziano ad invecchiare a velocità innaturale con i bambini che diventano adolescenti nel giro di poche ore e i genitori che vedono comparire sui loro volti solchi e sintomi delle più comuni malattie senili.

Il decadimento fisico e mentale dell’essere umano è una premessa davvero inquietante, che nelle mani giuste avrebbe potuto trasformarsi nel racconto dell’ultimo orrore del corpo. Cosa infonde più terrore esistenziale che vedere la tua giovinezza trasformarsi in rughe e gli anni d’oro diventare grigi in 90 minuti?

“Non penso mai di fare un horror” – spiega il regista – il film è inquietante e cupo ma non un horror dove si ha la sensazione che la destinazione sia definita. In questo caso l’isola diventa il luogo sa attraversare e superare con un sistema di credenze più forte di prima. I mie film rappresentano dove sono io ora. I miei genitori stanno invecchiando, come mi sento io rispetto a questo?”.

Nonistante le buone intenzioni, Old sembra una reliquia del passato cinematografico di Shyamalan. La trama scorre tra una serie di cliché costruiti a metà e sequenze  che variano selvaggiamente dalla qualità al kitsch, e dall’orribile all’esilarante.  Sarebbe stato insomma più interessante approfondire le mature fobie esistenziali che niziano a tormentarci appena superati i 40 anni, invece Old si accontenta principalmente di essere un episodio di Fantasy Island.

 

Autore dell'articolo: Elena Dal Forno

Elena è giornalista dal 1994 e vegana dal 2011. Si occupa di vita in generale, cinema, arte, tennis, cucina vegana. Quando non è al cinema è in viaggio. Spesso la cosa coincide.