Run, il film horror con Sarah Paulson

Il film nelle sale dal 7 giugno esplora in chiave thriller i temi universali e riconoscibili della relazione tra figli e genitori

Nel thriller psicologico Run, per la regia di Aneesh Chaganty, dal 10 giugno al cinema, la vita di una adolescente viene sconvolta dalla scoperta di un inquietante segreto della madre.

La relazione genitore-figlio è stata esplorata non solo al cinema ma è stata e continua ad essere oggetto di studio della psicologia. Siamo tutti diversi riflessi delle relazioni che abbiamo con i nostri genitori. Ce lo raccontano i documentari sui crimini in famiglia e le storie sui serial killer. Ma mentre l’influenza del genitore sul bambino rimane un punto focale della produzione culturale in tutto il mondo, raramente vediamo il punto di vista dei genitori sulle cose. Per questo motivo Run non riguarda la genitorialità reattiva, ma gli istinti matriarcali autodefiniti. È la storia di una madre iperprotettiva. Nel film c’è qualcosa di innaturale, persino inquietante, nella relazione tra Chloe  (l’esordiente Kiera Allen) e sua madre, Diane (Sarah Paulson). Diane ha cresciuto sua figlia in totale isolamento, controllando ogni sua mossa sin dalla nascita. Ma ora, mentre si prepara a partire per il college, Chloe comincia a scoprire dei segreti inimmaginabili il cui significato può solo cercare di intuire.

Dal regista, dagli sceneggiatori e dai produttori visionari del film rivelazione Searching, Run ripropone in chiave horror il complesso di Edipo che si basa su vari manierismi. Il film è interpretato da Sarah Paulson, diventata un’icona dell’Horror psicologico contemporaneo grazie alla sua interpretazione nella celebre serie TV, American Horror Story, e qui nei panni di una mamma con un segreto scioccante, che farà di tutto per serbare.

Il regista emergente Aneesh Chaganty e i produttori Natalie Qasabian e Sev Ohanian (quest’ultimo ha scritto la sceneggiatura insieme a Chaganty), offrono una nuova prospettiva su questo genere di thriller Hitchcockiano, in cui mettono in scena una paranoia crescente, che nonostante le sue assurdità, è estremamente efficace nel metterci in guardia contro i pericoli di una genitorialità iperprotettiva.

 

Autore dell'articolo: Monica Straniero