Pieces of a Woman, recensione del film con Vanessa Kirby

Alla Mostra del cinema di Venezia è stato premiato con la Coppa Volpi alla sua protagonista e ora disponibile su Netflix dal 7 gennaio

Alla Mostra del cinema di Venezia è stato premiato con la Coppa Volpi alla sua protagonista e ora disponibile su Netflix dal 7 gennaio. Diciamolo subito, Pieces of a Woman, non è un film per nulla leggero. Il primo film in lingua inglese dell’ungherese Kornél Mundruczó, ha per protagonista una coppia di Boston in procinto di avere un bambino: Martha, Vanessa Kirby, attrice britannica, già principessa Margaret nella serie cult The Crown, e Sean Carson (Shia LaBeouf). Il parto in casa è un travaglio che sullo schermo dura ben 25 minuti. Restiamo intrappolati  insieme a loro, tra sussulti infiniti, contrazioni, malesseri e lamenti. Fuggire è impossibile mentre tratteniamo il respiro quando, a pochi minuti dalla nascita, la bambina muore e della sua morte viene accusata l’ostetrica che non avrebbe valutato bene l’esigenza di correre in ospedale.

La storia nasce da un’esperienza personale del regista ungherese condivisa con la compagna, l’attrice e sceneggiatrice Kata Weber.  Dopo la tragedia, il film fatica a raggiungere il livello artistico del prologo o generare la stessa profondità emotiva. Il dolore è un terreno insidioso che Martha e Sean devono imparare ad attraversare a modo loro. Mentre cercano di elaborare il lutto, vanno alla deriva su percorsi diversi, portando gradualmente il loro matrimonio al punto di rottura. 

Il tema di per sè non è originale. Molti film, in tutto il mondo, hanno affrontato la natura del dolore dei genitori. Ma Pieces of a woman restringe la sua attenzione su come la reazione ad una perdita possa essere anche una questione di genere. Sean, l’unico personaggio maschile del film, si ubriaca e diventa aggressivo, Martha si chiude in sè stessa e la sua freddezza lascia inorridito chi, come sua madre dispotica e borghese, cerca di aiutarla a gestire il lutto.

Tutto intorno alla coppia comincia a sgretolarsi. La semplice presenza dell’altro ricorda ad entrambi di aver fallito. I piatti si accumulano nel lavandino, le piante fuori dalla finestra iniziano ad appassire e la casa è inondata da una luce fredda e piatta. Il ponte a cui lavora Sean diventa una metafora ironica del viaggio esistenziale della coppia: in costruzione durante la gravidanza di Martha, viene ultimato quando i due si separano definitivamente.

Eppure Pieces of a Woman non è un film sulla morte. L’infelicità non può essere cancellata, ma può essere sepolta e, se nutrita dall’accettazione e dalla persistenza, può diventare ciò che vogliamo che sia: un’occasione di rinascita.

Autore dell'articolo: Monica Straniero