Alessandro Borghi tra i Diavoli della finanza

Dal 17 aprile su Sky Atlantic “Diavoli”, la serie tv thriller-finanziaria italiana, britannica e francese, prodotta da Sky Italia e Lux Vide e composta da dieci puntate.

L’emergenza senza precedenti che stiamo vivendo conferma l’intreccio tra finanza, politica ed economia e come questa convivenza forzata generi contraddizioni e tensioni continue“. A parlare è Jan Maria Michelini, regista insieme a Nick Hurran di “Diavoli, il thriller finanziario internazionale targato Sky Original. In arrivo dal 17 aprile su Sky Atlantic e Now Tv, la miniserie in 10 episodi, ruota attorno al profondo legame tra i due “Diavoli” protagonisti: da un lato l’italiano Massimo Ruggero (interpretato da Alessandro Borghi), un rampante head of trading in una grandissima banca finanziaria londinese; dall’altro Dominic Morgan (interpretato da Patrick Dempsey), americano, fra gli uomini più potenti della finanza mondiale, CEO della banca e mentore di Massimo, ma anche personaggio molto ambiguo.

Il sodalizio tra i due inizierà a sgretolarsi quando Massimo capisce che Dominic lo sta usando per una causa diversa rispetto a fare i soldi e si troverà coinvolto in una guerra intercontinentale nascosta dietro ad eventi apparentemente slegati. Nei primi due episodi si torna al 2008 del crack di Lehman Brothers, si passa attraverso la crisi economica della Grecia (2009), si vedono le manette scattare ai polsi del direttore dell’Fmi Dominique Strauss Kahn (2011).

I Diavoli sono entità che fanno di tutto per nascondersi, combattono una guerra silenziosa, senza armi, ma dagli impatti devastanti, al pari di un conflitto combattuto con armi “convenzionali”. L’arma più potente di tutti è la finanza. E la posta in gioco è la vita di milioni di persone. “La finanza è uno strumento politico e di potere che se finisce in mani sbagliate può provocare danni gravissimi“, dice Alessandro Borghi. “E’ popolato da gente che non ha scrupoli ma anche da chi cerca di mantenere l’ordine“.

La serie, tratta dal romanzo di Guido Maria Brera, è un perfetto mix fra Wall StreetMargin Call e La grande scommessa per ribadire che il mondo è governato dai numeri e dall’avidità di pochi. “Ciò che distingue I Diavoli da film analoghi è il lato umano, oltre alla prospettiva europea e non americana“, tengono a precisare i due registi. La sostanza è comunque la stessa: un pugno di uomini riescono a muovere le sorti di interi paesi come pedine su una scacchiera dove tutto è in gioco. E per rendere tragicamente vero il richiamo alla realtà, sono stati inseriti immagini d’archivio che contestualizzano ogni episodio nella storia recente.

Girata tra Londra e a Roma, l’ambiente è quello dei classici broker finanziari, speculatori aggressivi che tanto ricordano Gordon Gekko di Wall Street – il denaro non dorme mai, il film dove Michael Douglas. Lo squalo del New York Stock Exchange che non si ferma davanti a niente e a nessuno pur di raggiungere il suo scopo, che altro non è se non quello di “fare soldi”. Proprio a lui guardano i giovani e rampanti yuppies targati anni Ottanta, laureati nelle business schools più prestigiose del mondo e pronti a speculare in borsa con l’unico obiettivo di avere ciò che Gekko ha: macchine di lusso, soldi a palate, villoni e billioni da sogno, vestiti firmati.

Autore dell'articolo: Monica Straniero