Venezia76 – Kirsten Stewart dona nuova vita a Jean Seberg a 40 anni dalla morte

"Sono pronta a tutto" ha dichiarato la Stewart, incredibilmente somigliante con l'attrice che ha dato vita al mitico personaggio di Patricia in "A bout de souffle" di Jean-Luc Godard

Forse non tutti sanno che. Bisognerebbe cominciare così questo racconto sulla vita di Jean Seberg, la mitica attrice americana morta appena 40enne, il 30 agosto 1979, il cui corpo venne però ritrovato solo l’8 settembre, avvolto in una coperta, già in decomposizione, sul sedile posteriore della sua Renault. Una nota lasciata dall’attrice al figlio diceva “Perdonami, non riesco più a vivere con i miei nervi”. C’erano barbiturici e il caso venne accolto come probabile suicidio anche se ulteriori accuse vennero fatte a persone ignote per non assistenza ad una persona in pericolo.

Il secondo marito di Jean Seberg, Romain, pochi giorni dopo la morte, convocò una conferenza stampa per condannare pubblicamente l’Fbi per la campagna psicologica condotta anni prima contro l’attrice e averle provocato un esaurimento nervoso, al punto da renderla psicotica instabile e tendente al suicidio.

Ed è qui che il film “Seberg”, fuori concorso a Venezia, entra  in azione. Andando ad esplorare la faccia nascosta di questa vicenda, quella che vide l’attrice legarsi a dei gruppi di militanti antirazzisti come le Pantere Nere e il coinvolgimento dell’Fbi che iniziò prima a spiarla e poi addirittura a metterne in discussione la stessa vita, le relazioni, la carriera. Fino a che Jean si rifugiò in Francia e da lì non torno più in America.

Provata, con un figlio perso a causa di un tentato suicidio, venne dimenticata volutamente da Hollywood, probabilmente su “consiglio” dell’Fbi. Il progetto COINTELPRO voluto da Hoover aveva come obbiettivo quello di distruggere e discreditare gli attivisti politici a favore di una maggiore uguaglianza sociale. Non sveliamo molto altro, il film però ci dà l’opportunità di parlare con una delle giovani dive più apprezzate del momento, Kirsten Stewart, balzata alla fama mondiale con la saga di Twilight ma oggi assolutamente distante dalle storie vampiresche che l’hanno comunque portata alla ribalta.

Conosceva già la storia di Jean Seberg?

“Non sapevo nulla, a parte quel finale del film di Godard, quindi ho imparato a conoscerla proprio attraverso questo lavoro. La mia ammirazione per lei è cresciuta man mano che la interpretavo. Ha saputo lottare ferventemente per ciò in cui credeva, non sapevo che dietro i suoi occhi ci fosse questa fame di connessione con gli altri essere umani, di andare al di là dello schermo e fare qualcosa. E’ stata davvero un essere umano pieno di amore e compassione in un’epoca in cui la gente non aveva coraggio di esserlo, ma alla fine ciò le si è rivelato fatale. Ma ha sacrificato molte delle cose che amava per un ideale più grande e questo è ammirevole e coraggioso, dovremo assolutamente ricordarla per molto di più che un taglio di capelli”.

C’è una battuta nel film, che dice “La rivoluzione ha bisogno del cinema, ha bisogno della gente come voi e ancora C’è molto di più nella vita di articoli, film e premieres”. Lei pensa che sia un dovere degli attori esporsi politicamente o comunque prendere posizioni anche attraverso i media? I paparazzi, la sua vita privata continuamente davanti agli occhi di tutti, come la vive?

“Una delle cose che non ho – dice la Stewart – sono i social media. Una scelta che ho fatto ma che non mi distoglie dall’espormi comunque. Attraverso quello che indosso, quello che dico, le persone che frequento. In effetti faccio politica tutti i giorni anche se non sono così politica come forse è stata Jean. Potrei forse farlo di più, vedremo. Di certo adesso, con  qualche anno in più e qualche sicurezza in più in me stessa non ho assolutamente paura a farmi vedere con nessuno (la Stewart ultimamente è nelle cronache rosa per aver rotto ancora con la modella Stella Maxwell e frequentare la sceneggiatrice Dylan Meyer ndr) o a dire quello che penso, non mi nascondi di certo e anzi, sto abbracciando quasi questa condizione che mi dà invece una grande opportunità di essere me stessa, e di dire qualcosa. Mi sento fortunata invece e sono pronta a tutto!” dice agitando in aria il pugno.

“Sono molto orgogliosa dei film che ho fatto recentemente e vorrei che si leggesse questa mia felicità in modo espanso, non mi sento assolutamente braccata”.

Si è mai sentita invece come la ragazza americana dello Iowa che poi ha abbandonato Hollywood per la Francia?

“Un po’ di anni fa certamente ho provato il bisogno di nascondermi e proteggermi, sì. Oggi invece sono assolutamente senza filtri ed è una sensazione bellissima. Non vi aspettate però che ora mi apra un account Instagram e che vada in giro a gridare ai quattro venti le cose”.

 

Autore dell'articolo: Elena Dal Forno

Elena è giornalista dal 1994. Si occupa di vita in generale, cinema, arte, tennis, cucina vegana. Quando non è al cinema è in viaggio. Spesso la cosa coincide.