Tennis, Matteo Berrettini e Roger Federer passano in tre set, oggi i quarti di finale ad Halle

Ieri vittorie col brivido per i due protagonisti di giornata, passano anche Zverev che non ha avuto problemi di sorta con Johnson e Bautista Agut che ha strapazzato il francese Gasquet.

Che infarto mamma mia ieri sul Centrale di Halle! Prima il romano Matteo Berrettini ha dovuto faticare per tre set e poi ci ha pensato Roger a regalare una montagna russa di emozioni che solo chi soffre con il Maestro può capire.

Ma andiamo con ordine.

Matteo arrivava da 6 partite consecutive vinte, 12 set vinti, e oltre 70 turni di battuta vinti con 4 palle break concesse, insomma un mostro. E Seppi cosa fa? Gli strappa il servizio e anche il primo set! Un Andreas intelligente, ordinato, quasi furbo lo incastra in un circolo vizioso di scambi che Matteo non riesce a rompere. Seppi è stato il primo italiano a vincere un torneo sull’erba, ha fatto qui una finale persa con Roger, che non sia uno sprovveduto lo vediamo bene dalle tribune. Io e il collega Ruggero Canevazzi di Ubitennis ci guardiamo straniti dopo il primo set, sai che sto Seppi sa giocare sull’erba! Anche se l’età avanza ecc… però notiamo una cosa che è evidente per tutti. La velocità di palla di Matteo è nettamente superiore. Quindi è questione di tempo. E infatti così è. Tempo qualche minuto e il romano strappa il servizio a Seppi sul 4-4 dopo aver concesso ancora una palla break e poi vola diretto ai quarti di finale. Violento con la prima palla, spesso sopra i 200km/h, preciso col dritto, implacabile con la palla corta. Tutto il repertorio del Berrettini-boy si sciorina nei successivi due set che vince per 4-6 6-3 6-2.

Oggi incontra Kachanov che ha già battuto due volte, a Sofia sul duro per 6-7, 6-3, 6-4 e poi a Stoccarda proprio sull’erba per 6-4, 6-2. Il russo non è proprio un animale da erba, diciamolo, ma è un Top10, è solido e tira la prima coma Matteo. E’ un bel confronto tra pesi massimi anche se la leggerezza di tocco di Berrettini e i precedenti, oltre che un sano tifo, ci portano a dire che il ragazzo de Roma potrebbe passare anche stavolta. Daje!

“Andreas ed io ci conosciamo benissimo – ha detto Matteo dopo la partita ieri – lo scorso anno mi aveva battuto nettamente, quest’anno sapevamo che sarebbe stata più dura la battaglia, penso anche sia stata una partita molto bella. Alla fine ho ritrovato bene il servizio, non mi piace scambiare e correre troppo specie contro di lui, mi sono concentrato di più anche sulla risposta e mi sembra di aver fatto bene. Adesso Kachanov.. lui vorrà la rivincita, mi aspetto che venga in campo carico a mille, ma mi sta bene, sono pronto!”.

Poco dopo las cinqo de la tarde ecco invece scendere in campo Roger e Tsonga. Solita ovazione del pubblico di Halle per il Maestro, un pubblico che pare averlo adottato come suo figlio. Ma è così in tutto il mondo. C’è una sorta di epica ogni volta che Roger entra in campo, come se tutti sapessimo che potrebbe essere l’ultima volta, come se fosse l’ultimo dei Moschettieri, l’ultimo dei Romantici con quel suo rovescio a una mano, quel suo tocco e la sua straordinaria leggerezza nel muoversi. Fa sembrare tutto facile, tutto possibile eppure anche tutto così fragile. Un tennis-cristallo che potrebbe spezzarsi in qualsiasi momento sotto le bombe di questi picchiatori moderni. Insomma entrano in campo, Roger e JWT, e siamo tutti già in ansia perchè quell’unico precedente sull’erba –  il francese battè lo svizzero a Wimbledon 2011 – non ci lascia tranquilli.

E infatti. Tsonga gli dà filo da torcere da subito, lo passa, lo infila, corre, lo spiazza con la prima a 216 all’ora, si muove e non arretra, non si arrende, sarebbe anche bellissimo se non giocasse contro Roger. Dal canto suo il ragazzo 37enne si muove benissimo ma sbaglia parecchio, non trova l’affondo ed è costretto a combattere parecchio prima di venire a capo del tiebreak. Gasato fa subito il break ad inizio secondo set, e sul 7-6, 3-1 per lui siamo tutti a tirare il fiato, pensando, è fatta. E niente. Forse lo ha pensato anche lui, e quindi. Controbreak di Tsonga e ancora break che regala al francese il terzo set. Con un Maestro spaesato e frustrato che non lasciava presagire nulla di buono. Gente su twitter che diceva addirittura che quando non si fa la barba gioca male. Arriviamo al 5-5 del terzo con i giochi che seguono i servizi, ma sempre con un Roger-cristallo, o si spezza o taglierà lui. Sul 5-5 scrive uno dei game più belli che poteva giocare nella vita, con tutto il repertorio del vero Federer, tra cui un rovescio lungolinea che ancora resta negli occhi.

Quando viene in conferenza stampa non vedo l’ora di dirglielo. Roger, grazie per tutte queste incredibili emozioni però se fosse anche meno va bene lo stesso eh. E’ sempre di una bellezza e di una gentilezza assurde questo ragazzo, sappiatelo. Professionalità alle stelle sempre. Dopo aver vinto ha fatto 10 minuti di interviste a bordo campo, ha firmato autografi per altri venti minuti, si è fatto una doccia in 5 minuti e coi capelli ancora bagnati è salito in sala stampa dove ha fatto altri 30 minuti di chiacchere, sempre le stesse, è uscito e ha fatto autografi per altri 10 minuti. Esemplare.

“In effetti mi sono un po’ frustrato e spazientito per non essere riuscito a mantenere il vantaggio – ha detto  – lui ha alzato il livello in modo assurdo e io invece di giocare il mio gioco ho fatto il suo. Nel terzo siamo stati testa a testa, poi credo di aver giocato davvero bene il game in cui gli ho fatto il break sul 5-5 e anche alla fine ho faticato a chiudere ma il pubblico era pazzesco e mi ha aiutato molto. Penso sia stao un match stupendo. Oggi ho passato tutte le emozioni possibili, felicità, tristezza, frustrazione, ancora felicità… (figurati io Roger! ndr), non riuscivo a servire bene, a scegliere proprio la direzione del servizio, Jo a quel punto poteva rispondere meglio e questo lo ha aiutato a salire di livello in modo importante. Quindi mi ha strappato il servizio due volte nel secondo set, a quel punto dovevo solo stare positivo, insomma eravamo solo un set pari. Ho cercato nel terzo di stargli attaccato, sapevo che avremmo lottato fino alla fine, che la sua prima di servizio fa danni, poi ho giocato un game molto buono, gli ho fatto il break e ho chiuso. Ma sono felice per lui, che abbia ritrovato il suo gioco”.

Di cosa sei più contento della tua vittoria?

“Credo che a me e Tsonga piaccia molto giocare uno contro l’altro, grandi colpi, grandi match. Alla fine ho vinto per uno strettissimo margine e devo dire che sono anche stato un po’ fortunato, c’era un’atmosfera pazzesca, il pubblico mi ha davvero aiutato, ci siamo divertiti no? Jo alla fine ha preso un’ovazione incredibile dal pubblico, spero l’abbia sentita prima di uscire. Per quanto mi riguarda sono felice di come ho tenuto a posto i miei nervi, ho giocato un bel primo set e un bel tiebreak, aggressivo e offensivo, poi appunto mi sono frustrato e alla fine la cosa ha portato al 5-5 pari del terzo. Sull’erba ad un certo punto, in questo tipo di battaglie, non puoi più controllare nulla, hai bisogno di un pizzico di fortuna, un nastro, un tocco e di avere coraggio tenendo bene i nervi in controllo, perchè il resto va totalmente fuori dal tuo controllo”.

Una partita lunga, potresti risentire della fatica?

“Siamo solo al secondo match sull’erba, per me è importante stare molto in campo giocando partite più che in allenamento, quindi bene così. Devo fare un po’ di aggiustamenti e miglioramenti, oggi contro Bautista Agut sarà una partita completamente diversa, lui gioca più come Millman, quindi vedremo come riuscirò a risolvere il problema. Contro di lui ho un record piuttosto favorevole, 8-0, tra cui anche una vittoria in tre set a Wimbledon”.

Oggi alle 12 si comincia, Berrettini-Kachanov, Coric-Herbert, Zverev-Goffin e Federer-Bautista Agut, il campo sembra già in erba battuta come direbbe Gianni Clerici ma si sa che questa superficie è come il tennis di Roger, epica.

 

Autore dell'articolo: Elena Dal Forno

Elena è giornalista dal 1994. Si occupa di vita in generale, cinema, arte, tennis, cucina vegana. Quando non è al cinema è in viaggio. Spesso la cosa coincide.