Miriam Leone: “Anna mi ricorda la Miriam ribelle dei tempi dell’università”

Al Bif&st in anteprima assoluta 'L'amore a domicilio', scritto e diretto da Emiliano Corapi, e presentato dal regista e dalle attrici Miriam Leone e Anna Ferruzzo.

Tuta intera blu a zampa di elefante, capelli raccolti al Bifest – Bari International Film Festival l’ex Miss Italia, Miriam Leone, classe 1985,  parla del suo ultimo film “L’amore a domicilio”, scritto e diretto da Emiliano Corapi (già autore del pluripremiato Sulla strada di casa, n.d.a). Al centro di questa commedia romantica, a tratti surreale, ci sono i sentimenti con tanti piccoli tasselli e sfumature a cui spesso non prestiamo attenzione. Nel cast accanto alla modella e attrice catanese anche il talentuoso co-protagonista Simone Liberati e gli interpreti Anna Ferruzzo, Fabrizio Rongione, Luciano Scarpa e Renato Marchetti.

La storia è quella di Renato (Simone Liberati), un pavido assicuratore, in perenne stato d’angoscia come quando era bambino e viveva con il terrore che qualcuno potesse rubargli la bicicletta. Un giorno per strada incontra Anna/Miriam, bella e dannata ma con un piccolo difetto: è agli arresti domiciliari per rapina a mano armata. Renato si offre di riaccompagnarla a casa. L’istinto gli dice di fuggire da una donna complicata, al di sopra delle sue possibilità, così sfacciatamente rock e pericolosa. Renato vince gli indugi e decide di cogliere la sfida e di venerarla e amarla come una dea dell’Olimpo. Così lontana dalle tentazioni esterne, soprattutto dagli sguardi maschili e dalla quotidianità. Si prostra ai suoi piedi, la riempie di doni, coccole e sesso. Ma ben presto la situazione si complica.

L’idea de ‘L’amore a domicilio’ è nata tanto tempo fa – spiega il regista – ho pensato subito che questo film potesse approfondire in maniera originale un dilemma fondamentale: non avere paura e mettersi sempre in gioco nei rapporti affettivi. Renato si è imbattuto in una donna pericolosa non solo socialmente, ma anche sentimentalmente, e nonostante le sue insicurezze non teme la sfida e si butta lo stesso. Ed è questo mi è sembrato interessante da raccontare”.

Mentre fuori c’è un uomo pavido che si è sempre tenuto lontano da relazioni che lo coinvolgessero davvero, in quella casa, dove è l’unico uomo, è convinto invece di poter controllare la situazione e l’impertinente Anna. L’ex Miss Italia siciliana, reduce dalla prestigiosa giuria di ‘Cannes series’ e che rivedremo in autunno con 1994, terzo capitolo della serie televisiva firmata Sky, porta in scena una Femme fatale con la sigaretta tra le labbra costretta a vivere in una condizione di “clausura” forzata. “Anna è completamente diversa da tutti i personaggi che ho interpretato nella mia carriera”, spiega Miriam Leone. “Il nostro film è una piccola produzione indipendente ricco di poesia e leggerezza. Senza retorica, né luoghi comuni. Mi ha sorpreso tante volte. Abbiamo girato in condizioni punk a bestia, con grande creatività e amore. Il mio personaggio vive una reclusione fisica e sentimentale, affrontando un conflitto esistenziale profondo, dovuto all’assenza di un padre e al rapporto complicato con la madre”.

L’attrice rivela inoltre che la parola chiave di questa coraggiosa e ritmata pellicola si nasconde negli eterni versi di Dante nel suo V° canto dell’Inferno, “amor a nullo amato amar perdona”, che alla fine premia chi sceglie il cuore sopra la ragione. “E’ stato un lavoro di reclusione”, continua Miriam. “Ho girato tutto il giorno in una casa, e mi sono guardata dentro. Anche io ho vissuto questo isolamento. Ho chiesto al regista di recitare in trapanese perché Anna mi ricordava la Mirian ribelle dei tempi dell’università. Quando non ti frega di niente e di nessuno e vai contro tutto perché sei contro te stessa. Questo amore riscalda il suo cuore desolato, senza che lei se ne renda conto. Anche Anna cerca di liberarsi da questo carcere interiore.”

Il film di Emiliano Corapi  si accosta al tema delle relazioni affettive con un approccio fresco ed innovativo che rende la visione accattivante. E lascia aperta una domanda: è meglio lasciarsi andare rischiando di soffrire, o tenersi alla larga da ogni coinvolgimento, rinunciando però a una parte fondamentale della vita?

Autore dell'articolo: Monica Straniero